Sicilia, calda primavera per un’ annata meravigliosa

Nero d’avola morbido e giovanile
Il vino di cui parleremo oggi è una speciale produzione delle cantine Marino di Camporeale. Esso è ottenuto dalla vinificazione di uve di Nero d’Avola in purezza con un leggero passaggio nelle barrique di rovere francese. L’equilibrio che infonde il legno durante la beva, lascia sorpresi. La sua austerità ci ha consentito di abbinare questo vino ad un piatto di arrosto con salsa rossa al pomodoro, basilico e maggiorana. Una salsa molto densa per un piatto di carne particolarmente gustoso. La carne è stata ammorbidita da una macerazione con olio e sale e poi passata velocemente in burro bollente. Dopodichè una lunga macerazione nel sugo e poi servita per questo abbinamento succulento.
Il vino si presenta di una colorazione rosso rubino molto intensa e vivace. Un colore giovanile ci accompagna verso dei sentori floreali e speziati molto limpidi, e ben definiti. Il fruttato è sempre molto acceso, un vino di Sicilia, circondato dal mare, sole e vento si aggrappa alle nostre papille piacevolmente. Velatamente erbaceo, senz’altro speziato, con delle note floreali che si riverberano nello spazio e nel tempo per una persistenza di media durata. Il grado alcolico è contenuto.
Il sole non è ancora tramontato, l’aria si fa leggermente più fresca. E’ piacevole trattenersi a tavola dopo cena. Si racconta della vita, dei piaceri e dispiaceri, del tmpo passato e dei progetti futuri. Dei sogni svaniti e di quelli da voler realizzare. Il sole ora è debole, quasi scomparso, ma è forte il ricordo di un momento di spensieratezza condiviso con amici, a tavola, a cena.
www.marinovini.com
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Castelplanio, dalla storia napoleonica ai vini della famiglia Socci

La criomacerazione del verdicchio
Prodotto in pochissimi esemplari, questo vino con il tappo di vetro è un esperimento di criomacerazione delle uve verdicchio. Siamo nei tenimenti della famiglia Socci a ridosso dell’Esino, una famosa zona vitivinicola nella zona settentrionale delle Marche.
La zona del Metauro è terreno florido per la viticoltura. La conferma è il lungo sentore gustativo che trionfa nel calice di degustazione del vino “Marika”. Questo vino, offre degli spunti di riflessione molto originali; sia per quanto riguarda la tecnica di produzione, sia per il metodo di incapsulamento della bottiglia.
La criomacerazione è un processo chimico-fisico che aumenta in maniera considerevole il ventaglio olfattivo del vino. Le uve, prima della lavorazione, vengono portate a temperature molto basse prima della successiva pigiatura. Le basse temperature fissano quei composti volatili presenti all’interno delle bucce che conferiscono al vino aromi particolari e interessanti.
Il tappo in vetro è un metodo di imbottigliamento che veniva utilizzato prevalentemente in Piemonte, tant’è che l’albeisa (la bottiglia di Barolo e Barbaresco) è predisposta per questo tipo di tappo. Il tappo è elegante, fine, consente di presentare una bottiglia della tradizione vitivinicola piemontese in una regione diversa da quella dove ha visto i natali.
La consistenza al palato è particolarmente vellutata. L’abbinamento “tradizionale” ci consente di introdurre un evento storico della regione. Il piatto in abbinamento è il “vincisgrassi”, una sfoglia di pasta all’uovo che ricorda le lasagne emiliane. Il nome di questo piatto è onomatopeico: deriva dalla pronuncia italiana del cognome di un generale austriaco che liberò queste terre dalla dominazione Napoleonica (Alfred von Windisch-Graetz). read more

Dal Vulture il Notaio e il suo Rogito

Rionero in rosè
Un’altra etichetta metaforica delle attività professionali di un notaio. Il Rogito è un prodotto delle Cantine del Notaio a Rionero in Vulture (PZ). Questa porzione di Italia è stata per decenni meta ambita dei feudatari che, dal periodo federiciano, fino a quello borbonico, si sono succeduti e avvicendati nelle storie di vita quotidiana dell’epoca. I signorotti del tempo solevano passare le giornate andando a caccia nei boschi del circondario, amavano le gare dei falchi (animali molto comuni in Lucania), insomma avevano eletto queste dimore a residenze estive per i loro passatempi più ambiti. Il vulture è una terra di origini vulcaniche. Le caratteristiche fisico-chimiche del terreno si trasferiscono alla vite, alle sue uve, e ai vini prodotti, lasciando delle indimenticabili striature speziate nell’esame olfattivo e gusto-olfattivo. Il rogito è un vino rosato ottenuto da uve di aglianico, vitigno autoctono della zona del vulture, in condivisione con la vicina regione Campania.
Le note speziate sono evidenti in fase di esame olfattivo, lunghe e robuste per un prodotto vinificato in rosato. Ottima bevanda che consente abbinamenti più importanti con piatti di media struttura (sugo ai porcini; funghi facili da trovare anche i primi di settembre sui questi rilievi collinari). Il primo piatto abbinato a questo vino rosato erano, appunto, delle tagliatelle con funghi porcini e pancetta. La robustezza gustativa del leggero soffritto di pancetta si accompagnava bene per concordanza alla persistenza del rosato di queste cantine. Un vino austero e di noto rispetto.
http://www.cantinedelnotaio.it/it/prodotti/scheda/?p=2
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Falesia moscato di Losito

Falesia di Puglia
Passeggiando tra gli anfratti carsici pugliesi, quelli prospicenti il Mar Adriatico, ci siamo imbattuti in una falesia. Le falesie sono fenomeni rocciosi comuni nella nostra penisola; le più famose si trovano tra l’Italia e la Slovenia, in provincia di Trieste. Anche sul Gargano (Puglia) ci sono dei famosi anfratti dove predominano le falesie. In questa zona è normale che ci sia una fauna ed una flora particolarmente rigogliosa e variegata. I terreni sebbene rocciosi, hanno dei nutrienti rari ed essenziali per piante ed animali che, con la lenta evoluzione, hanno sviluppato attitudini alla vita rupestre.
Falesia è un’etichetta delle cantine Losito. Un vino fermo prodotto da uve Moscato affinato sur lies. L’impatto olfattivo è particolarmente intenso e complesso. Un bouquet ampio di sensazioni olfattive che richiamano una freschezza ed una sapidità tipica degli ambienti marini e ventosi. Leccio, alloro, genziana, carpino bianco, nocciolo, ginepro, cardo, salice sono solo alcuni dei sentori percepiti in degustazione. La sua freschezza e la sua sapidità sono notevoli. Il vino è particolarmente salino. Una ventata di iodio ci riporta alla memoria le passeggiate intorno ai rilievi marini delle terre del Gargano, dove sorge questa azienda.
L’abbinamento è suggerito dal vino, senza titubanze; abbiamo scelto un piatto di pesce crudo, prevalentemente crostacei e molluschi. Tra le falesie, il vento di fine estate, la freschezza del vino, i ricordi piacevoli cavalcano le nostre parole in piacevole compagnia.
www.terredelgargano.it/cantinelosito read more

Cerasuolo d’ Abruzzo Terzini

Il viaggio come conoscenza
Il viaggio è senz’altro conoscenza; noi, come Ulisse, riprendiamo il nostro pellegrinaggio alla ricerca delle migliori produzioni vitivinicole della nostra penisola. Alla ricerca della nostra Itaca, la nostra terra promessa, siamo tornati in una delle cantine già oggetto di studio da parte nostra.
Continua il viaggio tra i vini prodotti in Italia. Riprendiamo da vitigni autoctoni vinificati in purezza. Quest’oggi torniamo in Abruzzo, presso la Cantina Terzini. Abbiamo scelto di degustare il Cerasuolo d’Abruzzo Doc in purezza.
Il vino si presenta molto piacevole all’olfatto. Un numero nutrito di sentori floreali e fruttati accompagnano delle note più speziate. Il vino ha una struttura particolarmente voluminosa. Dopo qualche sorso si avverte, soprattutto nella disamina della sua persistenza, una sensazione vellutata; piacevole anche alle vie retronasali, questa ne determina una lunga persistenza. Un rosato particolarmente gradevole per abbinamenti intrepidi. Un gusto notevole nella sua antitesi di percezioni: buona acidità, ottima struttura, complesso nel gusto.
Sebbene il rosato non si abbini spesso alle carni rosse, noi abbiamo osato con un abbinamento di prosciutto di maiale. Un abbinamento senz’altro preponderante per gli addetti al settore. Tuttavia riscontriamo un’ottima reazione del vino che, sebbene abbia una struttura non particolarmente adatta a questo piatto, riesce ad accattivare il gusto al nostro palato.
www.cantinaterzini.it

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I valori di famiglia: l’essenza di Donalìa

La famiglia Calia di Poderi delle Mura: ritorno alle tradizioni
Vito Calia è un uomo passionale. Poderoso ed energico, una sera d’estate, ci racconta la sua storia. Siamo alle porte di Altamura, terreni calcarei, altitudini perfette per la coltivazione della vite. Vito ripercorre i passi della sua vita, lunga e articolata, in un vortice di ricordi che partono dai riposini pomeridiani all’ombra dei pampini del suo primitivo, fino agli ultimi anni quando si occupava di mercato immobiliare prima che la crisi del settore annientasse ogni gloria.
Oggi Vito è una persona diversa. E’ un uomo consapevole che si vive solo una volta; che è necessario perseguire ed inseguire i propri sogni. All’epoca era un ragazzo, ciononostante lavorava duramente ogni giorno con la sua famiglia. Ripercorre quegli anni, ricordando le tante rinunce, i tanti sacrifici, gli sforzi fisici  con la commozione per i ricordi legati ai suoi genitori e la tenacia di chi ha raggiunto il suo obiettivo.
Donalìa rappresenta la felicità e la semplicità; la vittoria dei valori di una famiglia che ha sempre creduto nei sogni ed ha sempre cercato di raggiungere gli obiettivi con l’onestà, il rispetto e l’educazione: i valori di un tempo. Questo vino rosato, “arrossato” dalla commozione, dalla gioia, dalla fatica fisica, è l’emblema del vino rosato pugliese. Una macerazione leggermente più prolungata del solito delle bucce ha permesso a questo vino di avere un colore che vira su riflessi purpurei molto profondi. Un primitivo proveniente dalle Murge, dalla terra prediletta di Federico II, dove sorge l’azienda di Vito, Poderi delle Mura. Pochi ettari, tanta qualità. Fare il vino non è un lavoro per tutti. Lui è nato tra quei filari; tra le ombre dei pampini egli, da ragazzo, posava le stanche membra nella pausa pranzo, quando con la famiglia si condivideva tutto; quando la famiglia era l’esempio dei valori che Vito a trasmesso al suo vino.
http://www.poderidellemura.it/
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Brina sui pampini di Petracavallo

L’ispirazione poetica del vitigno
Al campo, dove roggio nel filare /
qualche pampano brilla, e dalle fratte /
sembra la nebbia mattinal fumare […]
(cit. Arano, di G. Pascoli)

Un’ispirazione che viene da lontano, il Pascoli; non solo, l’antica civiltà greca per il Fiano, le masserie del comprensorio dell’arco ionico. La Puglia non è terra di vini bianchi. La tradizione, il terroir (salvo rarissimi casi), le abitudini nelle tecniche di coltivazione non sono a favore dei nostri vignaioli. Il Fiano, peraltro, per poterlo apprezzare a fondo, ha bisogno di una terra che fornisca un ottimo ventaglio di metalli, minerali. I terreni vulcanici (senz’altro non quelli pugliesi) riescono a risaltare meglio le sue caratteristiche. Lo spirito imprenditoriale, quello pioniere, antesignano, anche un po’ sognatore, spinto dalla volontà di innovare, di cambiare e a volte anche di stupire, cerca di cambiare il corso degli eventi, e dei risultati. Senz’altro, il merito del nostro vignaiolo è quello di fornire un prodotto naturale, genuino.
Il Fiano di Petracavallo è un prodotto senza agenti chimici invasivi, o altri additivi che possono sconvolgere la sua naturalezza. Un prodotto che è connaturato alla natura, al territorio dove nasce e cresce. Il vino non riceve nessuna alterazione esterna: gusto, profumo e colore sono il frutto della trasformazione naturale che dal filare, accompagnano le uve fino alla sua trasformazione in vino. Così come i versi della poesia introduttiva, dal filare al “pampano che brilla”, riceviamo questo prodotto regalato dalla natura.
Dalle vigne di Petracavallo, da quei filari, ove brilla la rugiada sui pampini, si sente una musica che festeggia la natura. Un lungo percorso attende questo vino; un sentiero articolato e faticoso utile ad ottenere i migliori risulati.
http://petracavallo.wine/vini/fiano/ read more

Preliminare del Notaio, Lucania del Vulture

Il mecenate del Vulture
Che il Rinascimento di Firenze abbia raggiunto l’apice grazie al mecenate Lorenzo de’ Medici, è un passaggio quasi ovvio della storia di Italia. Che invece il Rinascimento vitivinicolo della Lucania sia opera della Cantina del Notaio, è un passaggio ben meno noto che noi vorremmo enfatizzare.
Quest’oggi abbiamo in degustazione un blend che ha iniziato a dare i fasti ad una cantina-simbolo del vulture, Cantina del Notaio ed il suo Preliminare. Un blend di Aglianico (vinificato in bianco) con Chardonnay, Malvasia Bianca e Moscato. Chi più di un “Notaio” garantire la validità di qualcosa, non certo un contratto in questo caso, ma senz’altro la bontà di un vino che riesce a catturare l’essenza di questa terra vulcanica, anche con un blend eterodosso ed una vinificazione dell’Aglianico inconsueta.
La politica di marketing “metaforica” usata dalla cantina, che ha voluto unire tradizione, storia ed innovazione, ha senz’altro sbaragliato i classici canoni della pubblicità commerciale. Essa si è resa immediata e di facile memorizzazione per il consumatore. Da qui è partita una vera e propria scalata verso il successo, unita anche alla qualità inconfutabile dei prodotti vitivinicoli.
Il vino possiede un bouquet olfattivo ampio e variegato; i sentori floreali e fruttati si diffondono dopo una breve ossigenazione del vino. I vitigni aromatici e semi-aromatici si uniscono all’intensità gustativa dell’Aglianico con cui il vino prende struttura. Questo bianco è delicato ed elegante, ma allo stesso tempo arcigno come la natura vulcanica di queste terre, minerale e sapida.
Questa degustazione è anche il segno che le nostre attività vengono apprezzate. Vorremmo ringraziare pubblicamente il dott. Giuratrabocchetti per la fiducia accordata alla nostra associazione. Il vero mecenate è anche colui il quale ha il fiuto per le cose innovative; questo, per le nostre attività, ci fa ben sperare. Buona degustazione.
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Il vino che imita la natura: Petracavallo

Fratello sole, sorella luna
San Francesco dimorò qui secoli fa. Tra le tante cose, egli, in vita, celebrò la natura con uno dei più grandi componimenti poetici della storia della letteratura italiana. L’insegnamento principale che se ne trae è che la natura deve essere imitata, perchè da lei tutto prescinde: “fratello sole, sorella luna”.
Tutto sembra avere un filo conduttore con la vita della famiglia D’Onghia. Privilegiando la naturalità delle cose, in questa azienda, si producono vini eccezionali.

Raggiungiamo i proprietari della Masseria Petracavallo, un venerdì pomeriggio. Lo staff del Pizzico del Gallo viene accolto con un garbo particolarmente piacevole, molto raro per i nostri giorni.
Qui Vito, appartenente all’ultima generazione della famiglia, continua nella tradizione di casa: la produzione di vino. Lo fa nel rispetto delle leggi della natura. La sua famiglia, probabilmente antesignana di una filosofia che spopola oggigiorno, trasferisce a Vito i valori del rispetto della natura che ospita la sua casa ormai da decenni nei paraggi della campagna di Mottola (TA).
In questo piccolo angolo di paradiso crescono i vigneti che danno vita ad una linea di produzione totalmente naturale: in questa masseria si imita e rispetta la natura.
Quest’oggi segnaliamo ai lettori della nostra rubrica un Primitivo in purezza meraviglioso; un vino emozionante nella sua persistenza: delicata e sferica nella sua struttura. Per poter ricavare dei frutti unici dalla natura, bisogna amarla e rispettarla; noi crediamo che la famiglia D’Onghia sia sulla buona strada per rappresentare un ottimo punto di riferimento in Puglia nel panorama dei vini naturali.
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