Primodelia, il tannino morbido dei Sibillini

Tra torri, vigne, sogni di rinascita e rivincita
Ad un anno dal tragico terremoto dell’entroterra marchigiano, laziale, umbro, il popolo di questa terra è arrabbiato. Promesse dal Governo, visite in pompa magna, raccolte fondi quasi mai distribuite, il popolo marchigiano ha senz’altro il dente avvelenato verso chi ha garantito di impegnarsi.
Interi edifici puntellati si riconoscono sull’orizzonte collinare delle vigne che ci ospitano. Il mormorio mattutino della natura è un sollievo di fronte alla catastrofe. Chi è riuscito a incamminarsi verso una delle salite più ardue della vita, con una casa distrutta e con il dolore di aver perso i propri cari, lo fa con gli sforzi delle sue sole spalle. La necessaria volontà di sopravvivere combatte l’abbandono istituzionale a cui, oggigiorno, gli italiani sono spesso obbligati a subire.
Torniamo in cantina con un po’ di tristezza nel cuore. Ci avviciniamo al banco di degustazione di un vino riconosciuto negli anni come un’etichetta opulente. Un vino famoso per il tannino. L’uvaggio di 5 vitigni è formidabile. Un segreto di famiglia che so tramanda da generazioni. Vera privacy commerciale che neanche i nonni, Primo e Delia, avrebbero svelato. Il colore è molto carico; inoltre, il campione si presenta molto corposo alla consistenza, quasi vellutato sulla superficie del vetro.
Aggiungiamo alla nostra degustazione qualche osservazione sull’aspetto olfattivo e gusto-olfattivo. Il vino si presenta con sentori particolarmente fruttati, tuttavia le caratteristiche maggiori le esprime in fase di assaggio del campione. Il tannino è particolarmente setoso, la morbidezza accurata e delicata apre la strada ad una persistenza lunga. Si avvertono delle note speziate dovuto all’affinamento in barrique. Ma quello che rimane impresso anche dopo aver atteso le note retronasali, è la sua morbidezza: un velluto sulla lingua.
Primo e Delia hanno lasciato in eredità una ricetta che rappresenta la carta vincente delle cantine Centanni. Il cuore e la passione per questa terra riesce ad emergere con orgoglio dietro le tenebre degli ultimi accadimenti. Questo vino è la sintesi di ottimi sentimenti verso le proprie radici e la natura che ci ospita. read more

Il vino che imita la natura: Petracavallo

Fratello sole, sorella luna
San Francesco dimorò qui secoli fa. Tra le tante cose, egli, in vita, celebrò la natura con uno dei più grandi componimenti poetici della storia della letteratura italiana. L’insegnamento principale che se ne trae è che la natura deve essere imitata, perchè da lei tutto prescinde: “fratello sole, sorella luna”.
Tutto sembra avere un filo conduttore con la vita della famiglia D’Onghia. Privilegiando la naturalità delle cose, in questa azienda, si producono vini eccezionali.

Raggiungiamo i proprietari della Masseria Petracavallo, un venerdì pomeriggio. Lo staff del Pizzico del Gallo viene accolto con un garbo particolarmente piacevole, molto raro per i nostri giorni.
Qui Vito, appartenente all’ultima generazione della famiglia, continua nella tradizione di casa: la produzione di vino. Lo fa nel rispetto delle leggi della natura. La sua famiglia, probabilmente antesignana di una filosofia che spopola oggigiorno, trasferisce a Vito i valori del rispetto della natura che ospita la sua casa ormai da decenni nei paraggi della campagna di Mottola (TA).
In questo piccolo angolo di paradiso crescono i vigneti che danno vita ad una linea di produzione totalmente naturale: in questa masseria si imita e rispetta la natura.
Quest’oggi segnaliamo ai lettori della nostra rubrica un Primitivo in purezza meraviglioso; un vino emozionante nella sua persistenza: delicata e sferica nella sua struttura. Per poter ricavare dei frutti unici dalla natura, bisogna amarla e rispettarla; noi crediamo che la famiglia D’Onghia sia sulla buona strada per rappresentare un ottimo punto di riferimento in Puglia nel panorama dei vini naturali.
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“Brecce rosse” per gli amanti delle particolarità

Un entusiasmante viaggio nelle Marche

Accolto da un sorriso contagioso della signora Franca Malavolta, proprietaria dell’azienda agricola Colleluce di Serrapetrona, mi sono imbattuto in questo fantastico prodotto delle terre marchigiane. Una vera perla del centro Italia.
Il rispetto della natura, la passione, la grinta, l’attaccamento ai sani principi naturali uniti alla dedizione ed impegno verso la terra, hanno dato vita ad un vino proveniente da un vitigno autoctono, la vernaccia nera.
Brecce rosse è un vino avvolgente e pungente, come un vero marchigiano, accogliente e schietto con il prossimo. Il passaggio in barrique affina e smussa gli angoli di “schiettezza” a volte esuberante di un vitigno riscoperto da pochi anni, ma che ha fatto passi da gigante fra i colossi dell’enologia. Insomma, questo è il buon bere.
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