Amore platonico tra virtù, conoscenze e idee

In Salento un archetipo filosofico per un vino della terra.
Che la virtù fosse qulcosa di insegnabile oppure frutto di un quotidiano esercizio, era un dilemma che già Platone affrontò nel suo Menone. E forse frutto di quegli interrogativi, o del semplice stratagemma di raccontare il comportamento sociale dell’uomo, che Plantone architettava monologhi e dialoghi a metafora delle attitutidini umane.
Menone non ebbe risposta. O forse, più correttamente, riuscì a dipanare i suoi dubbi in maniera indiretta; perchè in fondo in ogni riflessione umana, frutto di un dialogo con il prossimo si riesce a guardare diversamente qualche angolo di un fazzoletto piegato. Ancora, la mutevolezza di ogni essere evidente, compreso lo spazio in cui vive, non porta a risposte univoche; così siamo indotti a pensare che ogni singola esperienza rendendo il tutto paradossale, come, d’altronde, il Menone di Platone.
L’azienda di Vito Marulli dedica questa etichetta all’opera di Platone ed al suo protagonista. Il vino è un classico della terra di Salento. Uve di Negramaro per una bottiglia che lascia ampio raggio di discussione sull’importanza delle tipicità locali pugliesi. La Puglia è famosa per i vini rossi. Le condizioni climatiche favoriscono la produzione di ottimi vini da vitigni a bacca nera. Questa è la principale vocazione di questa Regione. I bianchi, le bollicine, forse anche i rosati li lascerei fare a chi ha una vocazione, cultura e territorio adatti a queste vinificazioni.
Menone è evocativo: sia per le domande che pone al nostro Platone, sia per la beva che offre questa etichetta. Sembra paradossale – ma d’altronde si sa Platone è un grande maestro – ma la realtà è che ognuno persegue una direzione e le virtù che matura sono frutto delle esperienze che vive e dell’eduicazione ricevuta, quindi del suo habitat.
Il vino si presenta di un’ottima e vivace colorazione rosso rubino. Il naso conserva una intensità e una complessità profonda accompagnata da essenze fruttate e floreali, oltre che velate e vellutate speziature. Il calore è avvolgente, astringenza e freschezza sono ben bilanciate da una discreta morbidezza. Armonia ed euilibrio, riescono a conferire una splendida consistenza durante il nostro pasto. Menone è soddisfatto e, soprattutto, soddisfacente.
www.vinimarulli.com
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Corte Saggese, Chardonnay dell’azienda Marulli

Un vitigno internazionale per un’azienda internazionale
L’internazionalità di un’azienda che produce vini da più di 40 anni, con un’oculata attenzione verso il consumatore finale lo si nota dalla serietà con cui tratta le uve, sin dal conferimento in cantina. Non è un caso, ma l’attenta selezione delle uve, già dalla fase di vendemmia, fino all’affinmento in acciaio del vino appena prodotto, pronto per l’imbottigliamento, è il riassunto di quel che si chiama qualità in vign e qualità in cantina. Il nostro produttore, Vito, ha ereditato la sicurezza e la creatività dei vignaioli pugliesi direttamente dalla sua famiglia che, con maestria, hanno sacrificato anni della loro vita nei vigneti salentini.
Il vino in degustazione proviene dalla vinificazione di uve chardonnay. Il salento non è l’habitat più adatto per questo vitigno internazionale; perlomeno non è quello che riesce ad enfatizzare le crattersitiche di questo vitigno. Tuttavia, la vinificazione in purezza sulle colline, appena accennate, dell’entroterra di Copertino fanno nascere questa etichetta: Corte Saggese.
Il vino si presenta cristllino, con una consistenza media; al naso, i fiori freschi e le frutte più esotiche sono leggeremente preponderanti. Un velato sentore sapido, già anticipato in fase di esame visivo, ci introducono ad una buona freschezza ed acidità uando inizieremo la fase gusto-olfattiva. D’altronde si sa, qui siamo immersi nella campagna pugliese, fra olivi secolari e viti; il mare è a due passi. La sapidità dei vini di questa zona vitivinicola è quasi scontata.
All’esme gusto-olfattivo emerge la sua acidità, un vino pronto che influenza particolarmente la nostra salivazione. La sua freschezza, come già accennato, è il frutto di un forte adattamento del vitigno al terroir salentino. I terreni calcarei, il sole ed i venti salini sono un ottimo propulsore per la produzione di vini freschi e di pronta beva.
In questo scorcio finale di aujtunno, il vino ci riporta indietro all’estate appena trascorsa; un fritto di paranza, un buon filetto di tonno marinato, uno spaghetto allo scoglio, sono i ricordi culinari di una stagione ormai lontana. Questo vino mantiene vivido un ricordo piacevole del tanto acclamato salento e della sua stagione più calda.
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Caminante, Negramaro di Supersano

Il vino in famiglia; la naturalità dell’agricoltura
Molto spesso durante gli eventi del vino, le degustazioni in cantina, e le discussioni sui social, si dibatte su cosa sia la naturalità di un vino. Il vino della vigna, quello fatto con le mani e con i piedi, è senz’altro una immagine legata al nostro passato recente. Oggi le trasformazioni agricole sono diventate più di stampo agro-industriale. Gli accorgimenti, le conoscenze hanno cambiato alcuni approcci. Il vignaiolo fedele alla natura cerca di non denaturare in toto le trasformazioni vitivinicole in quello che, oggigiorno, viene definito un “vino costruito”.
L’esempio di questa filosofia nel Salento è rappresentato anche dalla Cantina Supersanum. Oltre che un’azienda propensa alla produzioni di vini c.d. naturali, conserva in sè un obiettivo molto ambizioso, difficile, ma non per questo impossibile: quello di restituire il vino alla vigna. I fratelli Nutricato, vignaioli di razza, hanno messo insieme le loro forze per fornire al commercio un prodotto della natura, cioè frutto di un processo che rispetta con ossequio i principi fondamentali della nostra terra madre.
Il vino è prodotto da uve di negramaro, vitigno principe della terra salentina. Il vino della bottiglia del 2015 ha un colore superlativo. Un rosso rubino particolarmente intenso che vira su tonalità granato molto piacevoli alla vista. L’olfatto è seducente. Note fruttate allegre e vellutate, intense tonalità di frutti rossi accompagnano un carattere floreale nitido, che ci lascia scivolare tra una mammola ed una peonia o una viola fresca. Leggere speziature, molto soavi, si aggiungono all’esame olfattivo. Un pò di pepe nero fa capolino tra il cuoio ed i chiodi di garofano.
Al gusto, le descrizioni olfattive poc’anzi esposte vengono confermate, inoltre si fa largo una leggerissima nota eterea. Il vino si presenta come equilibrato nel suo scheletro principale. Inoltre la sua buona persistenza unita alla sua eleganza ci regala la possibilità di poter abbinare il vino ad una prima o una seconda portata di media speziatura.
La naturalità è un fattore da preservare se si vogliono ottenere prodotti ad alto valore aggiunto. Secondo noi questa è la strada giusta intrapresa da Cantine Supersanum. read more

All’ombra dei giganti con la rivincita nel cuore

Tra detti popolari, vicende commerciali e riscatto morale
Una storia a lieto fine accompagna il vitigno che dà i natali al vino in degustazione di quest’oggi. Il Susumaniello (nome la cui origine è incerta) era considerato un “nano” tra i giganti della viticoltura enologica pugliese. La sua scarsa considerazione, unita alle rese elevatissime, lo elesse come vitigno secondario, le cui uve potevano essere esportate nelle aziende del nord per la produzione di filtrati.  Insomma, le abitudini dei consumatori, negli ultimi decenni, avevano relegato questo vitigno ad essere pressoché abbandonato dalla maggior parte dei produttori. Tuttavia, come le storie a lieto fine c’è sempre un riscatto che contraddistingue il protagonista. Una chiave di volta che cambia drasticamente il corso delle cose e la storia locale vitivinicola del territorio pugliese.
Oggi il Susumaniello è ricercatissimo. Vitigno con altissime rese da giovane, rappresenta il riscatto del vitigno autoctono pugliese. Oggi si producono vini d’essai. Vini giovani, dalle moderate evoluzioni, fruttati e floreali e, solo in alcuni casi particolari, con velate sensazioni di tostatura e speziatura.
Abbiamo avuto la fortuna di poter degustare l’etichetta di Susumaniello dell’azienda Paolo Leo. Sin dall’apertura della bottiglia, il vino sprigiona degli ottimi sentori floreali e fruttati; sensazioni che si propagano per dimostrare la sua giovane forza e propulsione olfattiva. L’azienda di San Donaci (BR) ha voluto omaggiare questo vitigno pugliese (e con essa l’omonimo territorio) che enfatizza le  radici, le tradizioni e le culture del territorio dell’alto Salento. Un vino frivolo: si nota dalla sua spiccata acidità. Un rosso allegro, forzuto, “burlone”, quasi a voler sbeffeggiare il consumatore. La sua rivincita è la sua affermazione. Un giullare di corte che, per anni, vittima di angherie, ha voglia di dimostrare le sue qualità.
Il piatto in abbinamento alla nostra degustazione è un brasato di carne di cavallo. Un piatto corpulento con una media speziatura. L’avvicendamento gustativo è caratteristico, quasi unico nel genere. Si passa dalle sensazioni morbide del palato al contatto con la parte cremosa del boccone, a quella tagliente acida e astringente del nostro amato Susumaniello. Piccoli sentori di mammole e peonie accompagnano il finale della nostra cena.
http://www.paololeo.it/vini/
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L’impegno nel crowdfunding di Paolo Leo

Dorso rosso, adotta un alberello.
Torniamo nel Salento, precisamente nella cantina Paolo Leo, imprenditore di fama del circondario. Lo facciamo con un intento preciso: parlare del progetto Dorso Rosso, oltre che del vino in degustazione.
Andiamo a curiosare nel sito internet dedicato www.dorsorosso.it
Dal sito citiamo quanto segue:
<Scopri, vivendolo in prima persona, il delicato e meticoloso lavoro necessario alla nascita di un vino legato ad una storia intrigante.
Circondato dalla magnifica e suggestiva campagna salentina, potrai vivere un progetto dalle intense emozioni, avrai la possibilità di bere o regalare non una semplice bottiglia di vino ma un’esperienza preziosa ed unica da vivere con trasporto e passione.
Con l’adozione dell’alberello vivrai per 365 giorni la magia dell’arte vinicola, scoprirai segreti e tradizioni attraverso percorsi on-line a te riservati o attraverso la partecipazione di visite guidate in una terra considerata “uno degli angoli più belli al mondo”.>
Un progetto ambizioso di crowdfunding. Uno strumento anglosassone basato sul micro-finanziamento di idee innovative basato sul processo collaborativo tra persone.
Ora parliamo del vino in degustazione. L’etichetta Terreno, vino biologico di Negramaro, uve coltivate in loco nella terra salentina a sud di Brindisi. Un vino abbinato alle costolette di maiale, leggermente speziate con pepe nero e accompagnate con patate al forno speziate con rosmarino. Un vino dal particolare spettro olfattivo tipico di questo vitigno.
http://www.paololeo.it/vino/89/terreno
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Il coraggio di Luca

La “fortitudo” di un figlio d’arte
Che il coraggio sia una virtù innata e rara, questo era già ben noto nell’antica Grecia, quando i filosofi si chiedevano le origini dei comportamenti che lo contraddistinguono. Platone, per bocca del suo Lachete, si chiese se “fosse più coraggioso un uomo fermo che sa di poter perdere, piuttosto di un uomo che rimanendo fermo era sicuro della sua vittoria”; l’opera non porta ad una conclusione, tuttavia lascia al lettore la riflessione sulle essenze che caratterizzano questa virtù.
Il nostro Lachete, guerriero della pace, è il nostro vignaiolo pugliese. Egli, fortificato dall’esperienza e dalle sue radici immerse nel mondo vitivinicolo sin dall’infanzia, ha dato vita ad un progetto tutto suo: le vigne di Luca.
Oggi in degustazione abbiamo il suo rosato. La principale percezione che si evince sin dal primo impatto visivo, e poi olfattivo e gusto-olfattivo è la sua impronta liquorosa. E’ un rosato da 15,5% integralmente prodotto ed imbottigliato nella sua azienda. La maturazione delle uve ed il taglio delle uve hanno inciso sulle caratteristiche del prodotto finito. Un contenuto zuccherino importante ha determinato un grado alcolico svolto particolarmente alto per un vino rosato. Nella sua originalità, il ventaglio olfattivo tipico del vitigno primitivo è un po’ condizionato. Tuttavia, si apprezza il suo carattere, come il condottiero Lachete, guerriero della pace.
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Il guerriero Goffredo

Bisogna battersi per vincere: Goffredo è il nostro eroe.
Ho provato questo vino qualche giorno fa. Un carattere brioso, come i padroni della cantina. Siamo a San Marzano di San Giuseppe (TA), a casa dei signori Capuzzimati.
“Goffredo” è un rosato da uve di Negramaro. Qui il vitigno è estremamente versatile; negli ultimi anni anche le vinificazioni in rosato hanno offerto sorprendenti risultati.
Questa fetta di territorio, conosciuta dai sommelier con il toponimo di Terra d’Otranto (o Negroamaro di Terra d’Otranto), affonda le origini vitivinicole a molti secoli fa. Tradizione, dedizione, passione dei contadini dei tempi passati hanno trasferito conoscenze e saperi che, ad oggi, rappresentano un esempio di vita, lavoro e sacrificio molto importante per le attuali generazioni. La famiglia Capuzzimati, senz’altro è un esempio di questi valori, che, con il duro lavoro, cerca di valorizzare colori, profumi e sapori dei vini prodotti.
Il brio che il vino esprime nel gusto è assicurato; le sensazioni tattili della vinificazione del negramaro sono garantite, nonostante la vinificazione in rosato. Insomma, un vino che, come tutti i guerrieri, deve lottare per vincere e per avere la sua gloria, come tutti gli
eroi della storia. read more