Trosè, Nero di Troia in rosato

Losito presenta il suo rosato
Trosè è una crasi fra Troia, paese in provincia di Foggia, e la parola Rosè. Trosè è il nome di fantasia dell’etichetta di Cantine Losito per presentare il rosato da Nero di Troia.
Torniamo nel sub-appenino dauno, alla corte della cantina Losito che per questa occasione ci fa assaggiare un nero di troia vinificato in rosato. E’ un vino proveniente da agricoltura biologica; raccolta a mano delle uve, fermentazione in acciaio e affinamento in bottiglia con una macerazione di 10 ore delle uve.
Il vino sprigiona i sentori olfattivi delle terre carsiche della terra di Capitanata. Il territorio dauno, popolato da anfratti e gole carsiche, rilascia la sapidità e l’acidità tipica del nord pugliese. Quei sentori pietrosi accompagnati dalla morbidezza delle note fruttate e floreali giovani, fresche, sbarazzine e allegre sono la giusta contrapposizione utile al palato per apprezzare un vino di pronta beva. Il colore del vino è molto particolare. Un rosa cerasuolo leggermente scarico, tendente quasi al tenue, che lo rende particolarmente diverso rispetto ai colori più ombrosi dei vini rosati tipici della Puglia.
L’abbinamento che abbiamo voluto proporre è consistito in un piatto di gamberoni al forno con salsa alle erbe aromatiche adagite ad un letto di patate grigliate con olio extra vergine di oliva. Il vino presenta una acidità ed una sapidità opportunamente contrapposta alla delicatezz del gamberone appena sgusciato, a conferma del fatto che, benchè il vitigno da cui proviene sia particolarmente rustico, il vino era ben educato ed istruito nella contrapposizione gustativa.
In definitiva, una buona conferma per le Cantine Losito con il loro Trosè rosato.
http://www.terredelgargano.it/cantinelosito/prodotto/vino-rose-rosato-di-puglia/
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Epigrafe sannita della terra degli osci

Safinim era il territorio nazionale dei sanniti, popolo indigeno del meridione di Italia che si stanziò nella zona più montuosa della Campania fino all’attuale regione Molise.
Le monete dell’epoca avevano la stessa dicitura. Segno evidente che il popolo che calcava queste terre aveva dato ampio lustro alle sue tradizioni, abitudini, usanze.
Una vecchia epigrafe ritrovata nel XIX sec, ed oggi conservata presso il museo archeologico di Napoli, ripropone questa parola sul travertino; incerte sono le origini di questa parola tanto amata dagli Osci, tuttavia noi riusciamo ad associare il significato ad una etichetta di un vino della famiglia D’Uva, vignaioli di Larino,
Il vino è un rosato dal gusto volenteroso. La sua persistenza è commisurata alla vinificazione in rosato. Il fruttato è piacevole soprattutto se accompagnato a carni bianche con velate speziature. Al gusto un ottimo ventaglio di sapori mediamente caldi che risveglia alla memoria quelle giornate passate con la famiglia a raccogliere le more, i gelsi rossi, le fragoline di bosco. Questo vino ispira le passeggiate nei tratturi molisani, quando le chiacchiere dei nonni accompagnava il chiasso dei bimbi che si rincorrono a perdigiorno per la campagna. Il tempo scorre, ma le tradizioni restano, come le scritte in epigrafe di un’ambita terra, quella degli osci. read more

Dal Vulture il Notaio e il suo Rogito

Rionero in rosè
Un’altra etichetta metaforica delle attività professionali di un notaio. Il Rogito è un prodotto delle Cantine del Notaio a Rionero in Vulture (PZ). Questa porzione di Italia è stata per decenni meta ambita dei feudatari che, dal periodo federiciano, fino a quello borbonico, si sono succeduti e avvicendati nelle storie di vita quotidiana dell’epoca. I signorotti del tempo solevano passare le giornate andando a caccia nei boschi del circondario, amavano le gare dei falchi (animali molto comuni in Lucania), insomma avevano eletto queste dimore a residenze estive per i loro passatempi più ambiti. Il vulture è una terra di origini vulcaniche. Le caratteristiche fisico-chimiche del terreno si trasferiscono alla vite, alle sue uve, e ai vini prodotti, lasciando delle indimenticabili striature speziate nell’esame olfattivo e gusto-olfattivo. Il rogito è un vino rosato ottenuto da uve di aglianico, vitigno autoctono della zona del vulture, in condivisione con la vicina regione Campania.
Le note speziate sono evidenti in fase di esame olfattivo, lunghe e robuste per un prodotto vinificato in rosato. Ottima bevanda che consente abbinamenti più importanti con piatti di media struttura (sugo ai porcini; funghi facili da trovare anche i primi di settembre sui questi rilievi collinari). Il primo piatto abbinato a questo vino rosato erano, appunto, delle tagliatelle con funghi porcini e pancetta. La robustezza gustativa del leggero soffritto di pancetta si accompagnava bene per concordanza alla persistenza del rosato di queste cantine. Un vino austero e di noto rispetto.
http://www.cantinedelnotaio.it/it/prodotti/scheda/?p=2
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Cerasuolo d’ Abruzzo Terzini

Il viaggio come conoscenza
Il viaggio è senz’altro conoscenza; noi, come Ulisse, riprendiamo il nostro pellegrinaggio alla ricerca delle migliori produzioni vitivinicole della nostra penisola. Alla ricerca della nostra Itaca, la nostra terra promessa, siamo tornati in una delle cantine già oggetto di studio da parte nostra.
Continua il viaggio tra i vini prodotti in Italia. Riprendiamo da vitigni autoctoni vinificati in purezza. Quest’oggi torniamo in Abruzzo, presso la Cantina Terzini. Abbiamo scelto di degustare il Cerasuolo d’Abruzzo Doc in purezza.
Il vino si presenta molto piacevole all’olfatto. Un numero nutrito di sentori floreali e fruttati accompagnano delle note più speziate. Il vino ha una struttura particolarmente voluminosa. Dopo qualche sorso si avverte, soprattutto nella disamina della sua persistenza, una sensazione vellutata; piacevole anche alle vie retronasali, questa ne determina una lunga persistenza. Un rosato particolarmente gradevole per abbinamenti intrepidi. Un gusto notevole nella sua antitesi di percezioni: buona acidità, ottima struttura, complesso nel gusto.
Sebbene il rosato non si abbini spesso alle carni rosse, noi abbiamo osato con un abbinamento di prosciutto di maiale. Un abbinamento senz’altro preponderante per gli addetti al settore. Tuttavia riscontriamo un’ottima reazione del vino che, sebbene abbia una struttura non particolarmente adatta a questo piatto, riesce ad accattivare il gusto al nostro palato.
www.cantinaterzini.it

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Vignuolo dantesco, umile servitore

Il vignuolo difensore della vite
Dante definì il viticcio, debole. Tuttavia, il sommo poeta volle evocare una contraddizione. Il viticcio debole è quello che ha un ruolo fondamentale nella vite: egli sostiene la pianta sin dalla sua nascita. Il “vignuolo” dantesco, seppur gracile, è primario per una buona riuscita della produzione. Così la nostra cantina Vignuolo nella metafora dantesca è, comunque, protagonista.
Il vino in degustazione è un rosato di Castel del Monte. Questa è terra di famosi vitigni autoctoni. Proprio da loro origina il vino di quest’oggi. Un blend tra bombino nero e nero di troia. La zona di Castel del Monte è uno dei territori vitivinicoli più importanti di tutta la Puglia. Qui nascono 3 delle 4 Docg della regione.
Il vino possiede una traccia liquorosa particolare. La robustezza del gusto è l’effetto evidente della vinificazione di due vitigni molto vitali ed esuberanti. L’acidità è buona e consente ottimi abbinamenti con carni bianche o pesce mediamente strutturati nella loro preparazione. Il titolo alcolometrico nella norma dei vini rosati, accompagna i piatti più prestigiosi della gastronomia locale. read more