Caminante, Negramaro di Supersano

Il vino in famiglia; la naturalità dell’agricoltura
Molto spesso durante gli eventi del vino, le degustazioni in cantina, e le discussioni sui social, si dibatte su cosa sia la naturalità di un vino. Il vino della vigna, quello fatto con le mani e con i piedi, è senz’altro una immagine legata al nostro passato recente. Oggi le trasformazioni agricole sono diventate più di stampo agro-industriale. Gli accorgimenti, le conoscenze hanno cambiato alcuni approcci. Il vignaiolo fedele alla natura cerca di non denaturare in toto le trasformazioni vitivinicole in quello che, oggigiorno, viene definito un “vino costruito”.
L’esempio di questa filosofia nel Salento è rappresentato anche dalla Cantina Supersanum. Oltre che un’azienda propensa alla produzioni di vini c.d. naturali, conserva in sè un obiettivo molto ambizioso, difficile, ma non per questo impossibile: quello di restituire il vino alla vigna. I fratelli Nutricato, vignaioli di razza, hanno messo insieme le loro forze per fornire al commercio un prodotto della natura, cioè frutto di un processo che rispetta con ossequio i principi fondamentali della nostra terra madre.
Il vino è prodotto da uve di negramaro, vitigno principe della terra salentina. Il vino della bottiglia del 2015 ha un colore superlativo. Un rosso rubino particolarmente intenso che vira su tonalità granato molto piacevoli alla vista. L’olfatto è seducente. Note fruttate allegre e vellutate, intense tonalità di frutti rossi accompagnano un carattere floreale nitido, che ci lascia scivolare tra una mammola ed una peonia o una viola fresca. Leggere speziature, molto soavi, si aggiungono all’esame olfattivo. Un pò di pepe nero fa capolino tra il cuoio ed i chiodi di garofano.
Al gusto, le descrizioni olfattive poc’anzi esposte vengono confermate, inoltre si fa largo una leggerissima nota eterea. Il vino si presenta come equilibrato nel suo scheletro principale. Inoltre la sua buona persistenza unita alla sua eleganza ci regala la possibilità di poter abbinare il vino ad una prima o una seconda portata di media speziatura.
La naturalità è un fattore da preservare se si vogliono ottenere prodotti ad alto valore aggiunto. Secondo noi questa è la strada giusta intrapresa da Cantine Supersanum. read more

Dal Gargano il nero di troia delle Cantine Losito

La delicatezza di un vino rosso e calcareo; eterno e sublime in compagnia
Il vino in degustazione è un nero di troia con delle caratteristiche particolari rispetto al classico nero di troia della Capitanata. E’ quasi un dispiacere dover aprire un nero di troia del 2016. Tuttavia siamo consapevoli che questa bottiglia potrà senz’altro evolvere in bottiglia per i siccessivi 6-7 anni.
Dopo una media ossigenazione di circa un’ora, abbiamo degustato il vino che presenta un rosso rubino particolarmente pieno ed intenso, con una consistenza nella norma. Il vino rosso si presenta particolarmente speziato all’olfatto, con uno spugnoso e delicato sentore di tostature ed una vivace vinosità. Quest’ultima caratterisitca è il sengo evidente che la bottiglia è giovane. Ciononostante proseguiamo di buon grado per avvertire i sentori floreali e fruttati particolarmente maturi. La frutta è particolarmente evidente, con delle note di confettura in anticipo rispetto al bouquet floreale.
Al gusto il vino si presenta lungo, con una persistenza accompagnata da un tannino un po’ irruente ed una profonda acidità. Il brio e l’energica irruenza giovanile, di chi scalpita, fanno da contraltare ad un calore piacevole del nostro vino secco. In bocca ci sono molte conferme: le confetture di amarena, le tonalità speziate che, come i tasti neri del pianoforte, si intervallano alle note piaacevolmente fruttate e mature dei suoi tasti bianchi.
Il punteggio finale potrebbe essere molto più alto. Ma questo sarà il tempo dedicato all’affinamento a deciderlo.
Questo vino fa barrique, le sue velate speziature sono la conferma che questo vitigno ha in sè delle caratteristiche che lo rendono austero, maturo, versatile, arcigno come un vero vignaiolo di Capitanata.
Oggi abbiamo assaggiato l’ennesima conferma di questa cantina innovativa, giovane e affermata a cui facciamo i nostri migliori complimenti.
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La compagnia di un nuovo incontro

Falanghina d’autore
Torniamo nella cantina Colli Liburni. Siamo nell’entroterra foggiano, in Puglia. Un tempo, questa porzione di territorio dauno, era chiamata Tiati che ben presto fu resa famosa dai Romani e dalle tante battaglie dell’esercito dell’Impero contro le avanzate cartaginesi. La città dove sorge la cantina fu ribattezzata Civitate (oggi San Paolo di Civitate), il Papa Clemente XIV volle fortemente che la cattedrale fosse dedicata a San Paolo, simbolo di redenzione e conversione per fedeli cattolici.
Oggi degustiamo un’ottima falanghina che esprime degli ottimi sapori, lunghi e di notevole impatto, anche emotivo. Non a caso l’etichetta emozione riesce ad impressionare notevolmente il degustatore. I notevoli sentori di frutta fresca a polpa bianca, anche di natura esotica.
La falanghina è stata abbinata ad un piatto di salmone cotto in crosta con una leggera speziatura di pistacchi. Accanto al salmone è stata servita una ricotta fritta con asparagi.
Un’ottima compagnia, la voglia di raccontarsi e un buon vino sono degli ottimi ingredienti affinchè un’emozione lasci traccia di una splendida serata.
http://www.colliliburni.it/emozione-falanghina/ read more

L’impegno nel crowdfunding di Paolo Leo

Dorso rosso, adotta un alberello.
Torniamo nel Salento, precisamente nella cantina Paolo Leo, imprenditore di fama del circondario. Lo facciamo con un intento preciso: parlare del progetto Dorso Rosso, oltre che del vino in degustazione.
Andiamo a curiosare nel sito internet dedicato www.dorsorosso.it
Dal sito citiamo quanto segue:
<Scopri, vivendolo in prima persona, il delicato e meticoloso lavoro necessario alla nascita di un vino legato ad una storia intrigante.
Circondato dalla magnifica e suggestiva campagna salentina, potrai vivere un progetto dalle intense emozioni, avrai la possibilità di bere o regalare non una semplice bottiglia di vino ma un’esperienza preziosa ed unica da vivere con trasporto e passione.
Con l’adozione dell’alberello vivrai per 365 giorni la magia dell’arte vinicola, scoprirai segreti e tradizioni attraverso percorsi on-line a te riservati o attraverso la partecipazione di visite guidate in una terra considerata “uno degli angoli più belli al mondo”.>
Un progetto ambizioso di crowdfunding. Uno strumento anglosassone basato sul micro-finanziamento di idee innovative basato sul processo collaborativo tra persone.
Ora parliamo del vino in degustazione. L’etichetta Terreno, vino biologico di Negramaro, uve coltivate in loco nella terra salentina a sud di Brindisi. Un vino abbinato alle costolette di maiale, leggermente speziate con pepe nero e accompagnate con patate al forno speziate con rosmarino. Un vino dal particolare spettro olfattivo tipico di questo vitigno.
http://www.paololeo.it/vino/89/terreno
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Falesia moscato di Losito

Falesia di Puglia
Passeggiando tra gli anfratti carsici pugliesi, quelli prospicenti il Mar Adriatico, ci siamo imbattuti in una falesia. Le falesie sono fenomeni rocciosi comuni nella nostra penisola; le più famose si trovano tra l’Italia e la Slovenia, in provincia di Trieste. Anche sul Gargano (Puglia) ci sono dei famosi anfratti dove predominano le falesie. In questa zona è normale che ci sia una fauna ed una flora particolarmente rigogliosa e variegata. I terreni sebbene rocciosi, hanno dei nutrienti rari ed essenziali per piante ed animali che, con la lenta evoluzione, hanno sviluppato attitudini alla vita rupestre.
Falesia è un’etichetta delle cantine Losito. Un vino fermo prodotto da uve Moscato affinato sur lies. L’impatto olfattivo è particolarmente intenso e complesso. Un bouquet ampio di sensazioni olfattive che richiamano una freschezza ed una sapidità tipica degli ambienti marini e ventosi. Leccio, alloro, genziana, carpino bianco, nocciolo, ginepro, cardo, salice sono solo alcuni dei sentori percepiti in degustazione. La sua freschezza e la sua sapidità sono notevoli. Il vino è particolarmente salino. Una ventata di iodio ci riporta alla memoria le passeggiate intorno ai rilievi marini delle terre del Gargano, dove sorge questa azienda.
L’abbinamento è suggerito dal vino, senza titubanze; abbiamo scelto un piatto di pesce crudo, prevalentemente crostacei e molluschi. Tra le falesie, il vento di fine estate, la freschezza del vino, i ricordi piacevoli cavalcano le nostre parole in piacevole compagnia.
www.terredelgargano.it/cantinelosito read more

Duodecim, il numero per antonomasia

“Duodecim” nella storia della numerologia
Che l’uomo abbia cercato nel corso della storia delle spiegazioni della realtà attraverso i numeri è cosa ben nota. Filosofi, artisti, scienziati, scrittori, registi, matematici, astronomi e astrologi hanno immortalato i numeri arabi cercando di estrinsecare da essi un significato. Duodecim (dal latino Dodici) è un numero alquanto ricorrente in tutte le discipline umanistiche e scientifiche. Qui di seguito solo alcuni esempi: i mesi, gli apostoli, i semitoni di un’ottava in musica, le tavole del diritto romano, gli Dei greci, il numero dei Titani, i paladini di Carlo Magno e i cavalieri della tavola rotonda, i figli di Giacobbe, le tribù di Israele, il ritrovamento di Gesù al Tempio (aveva 12 anni). Insomma tutti gli esempi precedenti (e tanti altri ancora) hanno a che fare con il numero 12.
Duodecim per noi enofili è un vino (dodici ore di macerazione delle bucce). Un vino rosato ottenuto in purezza da uve negramaro. La cantina di Romaldo Greco si trova nell’area salentina del comune di Seclì (LE). Il vino ha il colore tipico del vitigno autoctono pugliese; un rosa carico evidentemente chiaretto, frutto di una macerazione, appunto di 12 ore (duodecim). Le note di melograno e lampone sono evidenti.
Servito come aperitivo è l’ideale per una serata di convivialità. Tuttavia, abbiamo abbinato il vino ad un primo di pesce (tonnarelli con sugo di sgombro) cercando di forzare un po’ la natura vispa del vitigno: acidità e la velata morbidezza hanno assecondato degnamente la contrapposizione gustativa.
www.romaldogreco.it
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Colli Liburni, naviganti della viticoltura

Il Torrione, Nero di Troia passionale
I Liburni erano un popolo di naviganti colonizzatori del nostro territorio. Loro, abitanti dell’attuale Croazia, erano un popolo istruito che amavano la navigazione. Infatti, circumnavigando la nostra penisola, arrivarono a colonizzare anche le coste dell’attuale Toscana.
I Colli Liburni si trovano della zona a nord della Daunia pugliese, in prossimità dei laghi di Lesina e Varano. Zona ventilata, calda d’estate e abbastanza rigida durante i mesi invernali, terreno rigoglioso per gli impianti di viti dell’azienda.
I proprietari della cantina in degustazione oggi sono, al pari dei Liburni, dei pionieri della Daunia. La loro cantina si trova a San Paolo di Civitate (FG). Nel 2007, dopo anni di esperienza nell’ambito della mediazione vitivinicola, hanno deciso di fare il grande passo: sono diventati a tutti gli effetti dei produttori di vino.
La loro azienda ha scommesso sui vitigni autoctoni, veri artefici della rinascita vitivinicola pugliese; la Puglia, come sappiamo, in passato era la vigna d’Italia. Oggi, anche se ancora in maniera frammentaria, ha avviato da tempo un percorso di valorizzazione dei vitigni autoctoni. Così l’azienda nostra ospite porta avanti un percorso che mette in primo piano la tradizione vitivinicola, oltre che un ampio panorama di etichette che possano soddisfare tutti i i tipi di consumatori.
Il Nero di Troia in degustazione è l’emblema di questa terra. Il Torrione è un vino dalla lunga evoluzione. Al palato presente le caratteristiche tipiche di astringenza e tannicità del vitigno autoctono foggiano. L’etichetta del 2016 è giovane. Il vino ha bisogno di evolversi. Questo si nota anche dopo una lunga ossigenazione. Il vino è stato abbinato ad una bistecca di maiale cotta alla brace. Un connubio perfetto per un vino che ha davanti un percorso ancora lungo e che noi saremo felici di raccontare.
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Brina sui pampini di Petracavallo

L’ispirazione poetica del vitigno
Al campo, dove roggio nel filare /
qualche pampano brilla, e dalle fratte /
sembra la nebbia mattinal fumare […]
(cit. Arano, di G. Pascoli)

Un’ispirazione che viene da lontano, il Pascoli; non solo, l’antica civiltà greca per il Fiano, le masserie del comprensorio dell’arco ionico. La Puglia non è terra di vini bianchi. La tradizione, il terroir (salvo rarissimi casi), le abitudini nelle tecniche di coltivazione non sono a favore dei nostri vignaioli. Il Fiano, peraltro, per poterlo apprezzare a fondo, ha bisogno di una terra che fornisca un ottimo ventaglio di metalli, minerali. I terreni vulcanici (senz’altro non quelli pugliesi) riescono a risaltare meglio le sue caratteristiche. Lo spirito imprenditoriale, quello pioniere, antesignano, anche un po’ sognatore, spinto dalla volontà di innovare, di cambiare e a volte anche di stupire, cerca di cambiare il corso degli eventi, e dei risultati. Senz’altro, il merito del nostro vignaiolo è quello di fornire un prodotto naturale, genuino.
Il Fiano di Petracavallo è un prodotto senza agenti chimici invasivi, o altri additivi che possono sconvolgere la sua naturalezza. Un prodotto che è connaturato alla natura, al territorio dove nasce e cresce. Il vino non riceve nessuna alterazione esterna: gusto, profumo e colore sono il frutto della trasformazione naturale che dal filare, accompagnano le uve fino alla sua trasformazione in vino. Così come i versi della poesia introduttiva, dal filare al “pampano che brilla”, riceviamo questo prodotto regalato dalla natura.
Dalle vigne di Petracavallo, da quei filari, ove brilla la rugiada sui pampini, si sente una musica che festeggia la natura. Un lungo percorso attende questo vino; un sentiero articolato e faticoso utile ad ottenere i migliori risulati.
http://petracavallo.wine/vini/fiano/ read more

Il vino che imita la natura: Petracavallo

Fratello sole, sorella luna
San Francesco dimorò qui secoli fa. Tra le tante cose, egli, in vita, celebrò la natura con uno dei più grandi componimenti poetici della storia della letteratura italiana. L’insegnamento principale che se ne trae è che la natura deve essere imitata, perchè da lei tutto prescinde: “fratello sole, sorella luna”.
Tutto sembra avere un filo conduttore con la vita della famiglia D’Onghia. Privilegiando la naturalità delle cose, in questa azienda, si producono vini eccezionali.

Raggiungiamo i proprietari della Masseria Petracavallo, un venerdì pomeriggio. Lo staff del Pizzico del Gallo viene accolto con un garbo particolarmente piacevole, molto raro per i nostri giorni.
Qui Vito, appartenente all’ultima generazione della famiglia, continua nella tradizione di casa: la produzione di vino. Lo fa nel rispetto delle leggi della natura. La sua famiglia, probabilmente antesignana di una filosofia che spopola oggigiorno, trasferisce a Vito i valori del rispetto della natura che ospita la sua casa ormai da decenni nei paraggi della campagna di Mottola (TA).
In questo piccolo angolo di paradiso crescono i vigneti che danno vita ad una linea di produzione totalmente naturale: in questa masseria si imita e rispetta la natura.
Quest’oggi segnaliamo ai lettori della nostra rubrica un Primitivo in purezza meraviglioso; un vino emozionante nella sua persistenza: delicata e sferica nella sua struttura. Per poter ricavare dei frutti unici dalla natura, bisogna amarla e rispettarla; noi crediamo che la famiglia D’Onghia sia sulla buona strada per rappresentare un ottimo punto di riferimento in Puglia nel panorama dei vini naturali.
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