Lilith, spirito della notte: tra mito e leggenda

Tra astrologia, teologia e fantasia: Lilith
Colei che rifiutò di assecondare le regole, colei che respinse il ruolo di amante, di moglie (forse sacrificata), colei che ignara di quello che sarebbe accaduto, nella sua voglia di non assecondare la convenzione, fu tacciata di tradimento, fu offesa, fu cacciata. Considerata un essere ignobile, poco degno, allontanata da tutti e tutto, vagò senza meta nella vana speranza che il suo presente migliorasse.
Lilith, a parte le metafore e le allegorie con cui è stato pensato il nome  di fantasia dell’etichetta dei vini di Maurizio Marconi, è un blend di pecorinoe verdicchio. Un vino giovane, sbarazzino, moderno. Uno spettro visivo lucente, fulgido, vivace, con delle tonalità molto accattivanti. Il vino dei millenials, da aperitivo ma non troppo. Capace di sapersi adattare anche a qualche antipasto più impegnativo. Il messaggio importante che si riceve è che dietro la semplicità di un’etichetta, c’è un lavoro produttivo molto importante, che ha messo a frutto la sua esperienza ed il suo zelo, unito alle giovani e determinate donne di cui si circonda, per proporre un blend interessante.
Il vino ha un colore vivace, profumi che esaltano la voglia di primavera, freschi, a volte pungenti, a volte morbidi. Mandorle fresche, mallo di noce, fiori bianchi, sentori citrici, erbe sfalciate, insomma freschezza. Un buona acidità, un tocco di sapidità, ma soprattutto un alcolicità contenuta che consegna a questo vino il tocco finle di gioventù. E’ un vino da consumare con un buon aperitivo a base di pesce in spiaggia, con gli amici, un falò e una chitarra. Il mare mosso ed il vento che accompagna i dolci boccoli di Lilith verso il suo presente migliore.
www.marconivini.it
read more

Il Trionfo di Flora

Montefiore dell’Aso e la cantina Centanni: tradizioni e modernità
Un dipinto della scuola Fontainebleu ritrae la Dea Flora accostata per terra in tutta la sua leggiadria con in mano un mazzo di fiori rigoglioso e con i suoi angeli custodi intorno che le mostrano i frutti e i fiori del loro raccolto. Flora era una Dea molto importante per i Romani; sin dall’epoca di Romolo, ella fu introdotta nei sacelli romani affinchè fosse venerata dalla popolazione. Ricordata da molti sommi poeti come Ovidio, Lattanzio, ella era anche molto rinomata al di fuori delle mura romane.
Flora fu considerata dai popoli italici una ministra di Cerere. Questo stretto legame con l’agricoltura del tempo la face diventare una sorta di protettrice, tanto che le popolazioni indigene dell’epoca solevano rivolgersi a lei per auspicare il miglior raccolto di sempre per quell’annata.
Montefiore dell’Aso è un Comune in provincia di Ascoli Piceno che conosce bene questa dea. Sin dall’antichità si dice che ci sia un vero e proprio culto della Dea da parte degli agricoltori locali del posto. Montefiore nasce sui rilievi che si erigono alle spalle di Ascoli. La cantina Centanni forte della sua tradizione e produttrice di ottimi “vini di famiglia” (come amano definirli i proprietari) è legata imprescindibilmente alla Dea di Montefiore; la qualità dei suoi prodotti oltre al frutto ed alla fatica dei maestri vignaioli della cantina in degustazione, possiede l’aura protettrice della Dea del posto.
Il Pecorino di Offida Docg in degustazione è un ottimo vino da accompagnare a piatti freschi di pesce. Il calice offre spunti gusto-olfattivi molto caratteristici del vitigno autoctono. Il suo giallo paglierino unito alla sua finezza olfattiva richiama molto dei sentori freschi di un giardino con alberi e fiori nel pieno della loro fioritura. Un vino bianco con una tenace struttura ed una robusta alcolicità. Inoltre, a conferma del fatto che nelle Marche si sta rispolverando la vecchia cultura piemontese del tappo di vetro, anche la bottiglia in degustazione presenta il tappo di vetro che un tempo caratterizzava l’albeisa.
Flora sta ad Ascoli, come il Pecorino di Offida alle Marche. Territorio, tradizioni e duro lavoro della famiglia Centanni che rispecchia e risponde ottimamente e con modernità alla continua evoluzione dei consumatori senza tralasciare le radici del nostro territorio. read more

L’Abruzzo della Pescara: il Pecorino della Cantina Terzini

Un vitigno autoctono tra Majella e Gran Sasso
Il paesaggio naturalistico che ci attende prima di arrivare in cantina è meraviglioso. Siamo in Abruzzo, nelle gole di Popoli in provincia di Pescara e del suo omonimo fiume.
E’ una zona a prevalente economia agricola e artigianale. Oltre che per i vini, Tocco da Casauria è famosa anche per i suoi prodotti dell’industria olearia, riconosciuti come DOP.
Qui, tra le eccellenze agricole, trova spazio anche un famoso vitigno autoctono, riscoperto e portato in auge nuovamente da pochi anni, il pecorino. L’origine di questo vitigno è più legata alla regione marchigiana confinante a nord; ciononostante, in Abruzzo ci sono stati degli esperimenti fortunati alla fine del XX secolo che hanno dati buoni risultati. Inoltre, la fortuna di ritrovare questo vitigno quasi intatto dopo gli attacchi della fillossera alla fine dell’800 e gli inizi del 900, ha dato una spinta propulsiva per la sua vinificazione in purezza.
La Cantina Terzini coltiva questo vitigno per produrre dei vini in purezza a denominazione di origine protetta molto interessanti. Il vino ha un’acidità profonda; vinificato ed affinato brevemente in acciaio, consente dei facili accostamenti per la sua vivacità gustativa e la sua freschezza. Personalmente, ho abbinato questo vino alla pizza. Benchè l’abbinamento classico e più consueto sarebbe stato quello che avrebbe accostato il calice di vino ad un antipasto di pesce oppure ad una preparazione poco strutturata di un primo piatto, sempre a base di pesce.
Le note floreali, unite al gusto particolarmente lungo di frutti bianchi donano al palato quella luminosità tipica dei vini a pronta beva, caratteristici delle nostre regioni italiane.
read more