Dal Vulture il Notaio e il suo Rogito

Rionero in rosè
Un’altra etichetta metaforica delle attività professionali di un notaio. Il Rogito è un prodotto delle Cantine del Notaio a Rionero in Vulture (PZ). Questa porzione di Italia è stata per decenni meta ambita dei feudatari che, dal periodo federiciano, fino a quello borbonico, si sono succeduti e avvicendati nelle storie di vita quotidiana dell’epoca. I signorotti del tempo solevano passare le giornate andando a caccia nei boschi del circondario, amavano le gare dei falchi (animali molto comuni in Lucania), insomma avevano eletto queste dimore a residenze estive per i loro passatempi più ambiti. Il vulture è una terra di origini vulcaniche. Le caratteristiche fisico-chimiche del terreno si trasferiscono alla vite, alle sue uve, e ai vini prodotti, lasciando delle indimenticabili striature speziate nell’esame olfattivo e gusto-olfattivo. Il rogito è un vino rosato ottenuto da uve di aglianico, vitigno autoctono della zona del vulture, in condivisione con la vicina regione Campania.
Le note speziate sono evidenti in fase di esame olfattivo, lunghe e robuste per un prodotto vinificato in rosato. Ottima bevanda che consente abbinamenti più importanti con piatti di media struttura (sugo ai porcini; funghi facili da trovare anche i primi di settembre sui questi rilievi collinari). Il primo piatto abbinato a questo vino rosato erano, appunto, delle tagliatelle con funghi porcini e pancetta. La robustezza gustativa del leggero soffritto di pancetta si accompagnava bene per concordanza alla persistenza del rosato di queste cantine. Un vino austero e di noto rispetto.
http://www.cantinedelnotaio.it/it/prodotti/scheda/?p=2
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Rosè per festeggiare la Stipula

Un metodo classico di Aglianico
Torniamo nella zona del vulture, più esattamente a Rionero in Vulture (PZ). Siamo nelle Cantine del Notaio (lo si evince dalla nota consonanza con i nomi delle etichette). Il dott. Giuratrabocchetti, ospite illustre della nostra recensione, racconta la produzione di questo vino, partendo dalla raccolta manuale delle uve, fino all’assemblaggio con cuvèe della stessa annata, preceduto da un brevissimo passaggio in barrique. Nella patria dell’aglianico c’è una vinificazione romantica per palati fini: un brut rosè millesimato del 2011 in degustazione.
L’abbinamento è un classico del genere: una spigola al cartoccio con prezzemolo e limone per evitare l’essicazione delle carni durante la cottura. Il vino si presenta con una colorazione rosa antico (tenue) leggeremente fuori scala secondo i canoni convenzionali. L’impatto olfattivo è quello tipico del metodo classico: crosta di pane e lievito fresco sprigionato da una spuma densa nella fase di mescita, seguita da una grana fine, persistente e numerosa per quanto riguarda il perlage.
La complessità olfattiva è contornata, da questo breve –  seppur utile – passaggio in barrique. Acidità e sapidità sono nella norma; la vinificazione in rosato rende la percezione olfattiva curiosa: il vitigno lascia un velo di speziatura che anche un palato poco allenato percepisce facilmente. E’ una bottiglia del 2011 che dopo quasi 6 anni dal momento della vendemmia riesce a raccontare ancora qualche sua potenzialità.
In  una delle città d’Italia dove l’evangelista Marco è il santo patrono e dove il medesimo è anche casualmente protettore dei notai, non potevamo fare esperienza migliore in una cantina dove il rispetto e la devozione per le tradizioni sono una pietra miliare per una produzione eletta come eccellenza della Lucania e del meridione di Italia.
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Preliminare del Notaio, Lucania del Vulture

Il mecenate del Vulture
Che il Rinascimento di Firenze abbia raggiunto l’apice grazie al mecenate Lorenzo de’ Medici, è un passaggio quasi ovvio della storia di Italia. Che invece il Rinascimento vitivinicolo della Lucania sia opera della Cantina del Notaio, è un passaggio ben meno noto che noi vorremmo enfatizzare.
Quest’oggi abbiamo in degustazione un blend che ha iniziato a dare i fasti ad una cantina-simbolo del vulture, Cantina del Notaio ed il suo Preliminare. Un blend di Aglianico (vinificato in bianco) con Chardonnay, Malvasia Bianca e Moscato. Chi più di un “Notaio” garantire la validità di qualcosa, non certo un contratto in questo caso, ma senz’altro la bontà di un vino che riesce a catturare l’essenza di questa terra vulcanica, anche con un blend eterodosso ed una vinificazione dell’Aglianico inconsueta.
La politica di marketing “metaforica” usata dalla cantina, che ha voluto unire tradizione, storia ed innovazione, ha senz’altro sbaragliato i classici canoni della pubblicità commerciale. Essa si è resa immediata e di facile memorizzazione per il consumatore. Da qui è partita una vera e propria scalata verso il successo, unita anche alla qualità inconfutabile dei prodotti vitivinicoli.
Il vino possiede un bouquet olfattivo ampio e variegato; i sentori floreali e fruttati si diffondono dopo una breve ossigenazione del vino. I vitigni aromatici e semi-aromatici si uniscono all’intensità gustativa dell’Aglianico con cui il vino prende struttura. Questo bianco è delicato ed elegante, ma allo stesso tempo arcigno come la natura vulcanica di queste terre, minerale e sapida.
Questa degustazione è anche il segno che le nostre attività vengono apprezzate. Vorremmo ringraziare pubblicamente il dott. Giuratrabocchetti per la fiducia accordata alla nostra associazione. Il vero mecenate è anche colui il quale ha il fiuto per le cose innovative; questo, per le nostre attività, ci fa ben sperare. Buona degustazione.
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