Trosè, Nero di Troia in rosato

Losito presenta il suo rosato
Trosè è una crasi fra Troia, paese in provincia di Foggia, e la parola Rosè. Trosè è il nome di fantasia dell’etichetta di Cantine Losito per presentare il rosato da Nero di Troia.
Torniamo nel sub-appenino dauno, alla corte della cantina Losito che per questa occasione ci fa assaggiare un nero di troia vinificato in rosato. E’ un vino proveniente da agricoltura biologica; raccolta a mano delle uve, fermentazione in acciaio e affinamento in bottiglia con una macerazione di 10 ore delle uve.
Il vino sprigiona i sentori olfattivi delle terre carsiche della terra di Capitanata. Il territorio dauno, popolato da anfratti e gole carsiche, rilascia la sapidità e l’acidità tipica del nord pugliese. Quei sentori pietrosi accompagnati dalla morbidezza delle note fruttate e floreali giovani, fresche, sbarazzine e allegre sono la giusta contrapposizione utile al palato per apprezzare un vino di pronta beva. Il colore del vino è molto particolare. Un rosa cerasuolo leggermente scarico, tendente quasi al tenue, che lo rende particolarmente diverso rispetto ai colori più ombrosi dei vini rosati tipici della Puglia.
L’abbinamento che abbiamo voluto proporre è consistito in un piatto di gamberoni al forno con salsa alle erbe aromatiche adagite ad un letto di patate grigliate con olio extra vergine di oliva. Il vino presenta una acidità ed una sapidità opportunamente contrapposta alla delicatezz del gamberone appena sgusciato, a conferma del fatto che, benchè il vitigno da cui proviene sia particolarmente rustico, il vino era ben educato ed istruito nella contrapposizione gustativa.
In definitiva, una buona conferma per le Cantine Losito con il loro Trosè rosato.
http://www.terredelgargano.it/cantinelosito/prodotto/vino-rose-rosato-di-puglia/
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Vignuolo, Nero di troia, Castel del Monte

Il mistero del Castello più enigmatico di Italia
Sembra di essere in un film di Lars Von Trier. La regola, il dogma. Il castello più enigmatico d’Italia (forse): la sua regolarità, l’esposizione, la storia e gli aneddoti. Il Castello risponde ad un regola. Molti autori, scienziati, ricercatori hanno voluto ricondurla ad un mistero. Alcuni di essi, quasi a  voler cercare fortuna dandone enfasi mediatica, l’hanno voluto divulgare come se fosse avvolto da un mistero simile alle piramidi egizie. Per i pugliesi è semplicemente il Castello, nella sua pianta originale, luogo di formazione accademica, almeno così pensato e voluto dal suo mentore. Questa è la regola.
I vitigni si abbarbicano sulle pendici delle colline dell’altopiano murgese. Il Nero di Troia da queste parti ha trovato un ambiente favorevole. Lui rispetta le regole. Il dogma del bere bene qui è rispettato, come nei migliori film di Lars Von Trier, si entra dalla porta principale per enfatizzare pregi e virtù della società. A noi piace perchè è un pensiero verace, forse un po’ anarchico, sicuramente foriero di trasparenza.
Ecco il vino, servito in calici ampi, protagonista della cena nella sua sincerità. Arduo e tenace; aggressivo, giovane e vivace. Allora iniziamo ad avvertire sentori di una speziatura e di una certa tostatura particolarmente compatti. Senz’altro ci sono da descrivere dei sentori floreali e fruttati tipici del vitigno a bacca nera. Tuttavia, le sensazioni vengono direzionate altrove. La saggezza del territorio riesce a trovare un’amalgama molto coerente con un vitigno che rappresenta dei valori dogmatici. Austero, pungente nella sua giovane età, lungo al gusto, il vino si presenta con una colorazione che vira leggermente al rosso granato. Riusciamo a scorgere delle evidenze molto nitide di cuoio e pelli. Benchè sia una bottiglia giovane, la sua aggressività. tipica del vitigno, è  senz’altro un bel connubio con il piatto in degustazione: coniglio alla genovese. La sua succulenza è ben contrapposta; inoltre il suo sapore è ben incoraggiato dalla beva austera tipica del nero di troia.
Vignuolo è senz’altro un’azienda di pregio del territorio pugliese. Un’azienda in crescita, soprattutto nella qualità e nella predisposizione a voler mettere sul mercato prodotti di eccellenza. read more

Dal Gargano il nero di troia delle Cantine Losito

La delicatezza di un vino rosso e calcareo; eterno e sublime in compagnia
Il vino in degustazione è un nero di troia con delle caratteristiche particolari rispetto al classico nero di troia della Capitanata. E’ quasi un dispiacere dover aprire un nero di troia del 2016. Tuttavia siamo consapevoli che questa bottiglia potrà senz’altro evolvere in bottiglia per i siccessivi 6-7 anni.
Dopo una media ossigenazione di circa un’ora, abbiamo degustato il vino che presenta un rosso rubino particolarmente pieno ed intenso, con una consistenza nella norma. Il vino rosso si presenta particolarmente speziato all’olfatto, con uno spugnoso e delicato sentore di tostature ed una vivace vinosità. Quest’ultima caratterisitca è il sengo evidente che la bottiglia è giovane. Ciononostante proseguiamo di buon grado per avvertire i sentori floreali e fruttati particolarmente maturi. La frutta è particolarmente evidente, con delle note di confettura in anticipo rispetto al bouquet floreale.
Al gusto il vino si presenta lungo, con una persistenza accompagnata da un tannino un po’ irruente ed una profonda acidità. Il brio e l’energica irruenza giovanile, di chi scalpita, fanno da contraltare ad un calore piacevole del nostro vino secco. In bocca ci sono molte conferme: le confetture di amarena, le tonalità speziate che, come i tasti neri del pianoforte, si intervallano alle note piaacevolmente fruttate e mature dei suoi tasti bianchi.
Il punteggio finale potrebbe essere molto più alto. Ma questo sarà il tempo dedicato all’affinamento a deciderlo.
Questo vino fa barrique, le sue velate speziature sono la conferma che questo vitigno ha in sè delle caratteristiche che lo rendono austero, maturo, versatile, arcigno come un vero vignaiolo di Capitanata.
Oggi abbiamo assaggiato l’ennesima conferma di questa cantina innovativa, giovane e affermata a cui facciamo i nostri migliori complimenti.
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Il metodo Bitcoin applicato alla filiera produttiva agricola

Blockchain nell’azienda Volpone
Neologismo di origine anglofona, il lemma significa catena di blocchi. Oggi parliamo della blochain. Metodo per la tracciabilità delle informazioni, usato in maniera innovativa anche per la produzione agroalimentare. Essa rappresenta una catena di informazioni che determina la possibilità di rendere fruibile e tracciate tutte le informazioni utili a comprendere la qualità di un prodotto.
La cantina della famiglia Volpone da qualche anno ha iniziato questo progetto che consente di tracciare tutte le informazioni utili al consumatore per controllare e monitorare lo standard di qualità della produzione vitivinicola. Questa moderna tecnologia, applicata anche per i più avveniristici bitcoin segue lo stesso metodo di tracciatura ed univocità delle crittovalute. La blockchain è come il nostro dna, come la nostra impronta digitale, come il nostro timbro di voce, cioè uniche e non replicabili. Ogni bottiglia della cantina Volpone nasce con una sua identità; essa è associata ad un codice univoco che ne rappresenta la sua storia, appunto come un’impronta digitale. In questo modo, il consumatore ha la certezza di poter risalire a tutta la storia del vino contenuto nella bottiglia e di avere ben presente il percorso di qualità con cui si è giunti alla sua produzione.
Prima di giungere, come di consueto, alla scheda di valutazione del vino, concludiamo il nostro articolo parlando di un aneddoto curioso. La ceramica dauna spesso veniva ornata con la testa di un animale tipico di queste zone mediterranee: la volpe. Sarà un caso che le parole vino, volpe e Volpone iniziano tutte con la stessa lettera, ma a noi piace credere che non sia solo scaramanzia. Passione, dedizione, impegno, rispetto, umiltà, tutto questo è la famiglia Volpone. Quali altre novità ci starà riservando la famiglia Volpone? read more

Vignuolo dantesco, umile servitore

Il vignuolo difensore della vite
Dante definì il viticcio, debole. Tuttavia, il sommo poeta volle evocare una contraddizione. Il viticcio debole è quello che ha un ruolo fondamentale nella vite: egli sostiene la pianta sin dalla sua nascita. Il “vignuolo” dantesco, seppur gracile, è primario per una buona riuscita della produzione. Così la nostra cantina Vignuolo nella metafora dantesca è, comunque, protagonista.
Il vino in degustazione è un rosato di Castel del Monte. Questa è terra di famosi vitigni autoctoni. Proprio da loro origina il vino di quest’oggi. Un blend tra bombino nero e nero di troia. La zona di Castel del Monte è uno dei territori vitivinicoli più importanti di tutta la Puglia. Qui nascono 3 delle 4 Docg della regione.
Il vino possiede una traccia liquorosa particolare. La robustezza del gusto è l’effetto evidente della vinificazione di due vitigni molto vitali ed esuberanti. L’acidità è buona e consente ottimi abbinamenti con carni bianche o pesce mediamente strutturati nella loro preparazione. Il titolo alcolometrico nella norma dei vini rosati, accompagna i piatti più prestigiosi della gastronomia locale. read more

Colli Liburni, naviganti della viticoltura

Il Torrione, Nero di Troia passionale
I Liburni erano un popolo di naviganti colonizzatori del nostro territorio. Loro, abitanti dell’attuale Croazia, erano un popolo istruito che amavano la navigazione. Infatti, circumnavigando la nostra penisola, arrivarono a colonizzare anche le coste dell’attuale Toscana.
I Colli Liburni si trovano della zona a nord della Daunia pugliese, in prossimità dei laghi di Lesina e Varano. Zona ventilata, calda d’estate e abbastanza rigida durante i mesi invernali, terreno rigoglioso per gli impianti di viti dell’azienda.
I proprietari della cantina in degustazione oggi sono, al pari dei Liburni, dei pionieri della Daunia. La loro cantina si trova a San Paolo di Civitate (FG). Nel 2007, dopo anni di esperienza nell’ambito della mediazione vitivinicola, hanno deciso di fare il grande passo: sono diventati a tutti gli effetti dei produttori di vino.
La loro azienda ha scommesso sui vitigni autoctoni, veri artefici della rinascita vitivinicola pugliese; la Puglia, come sappiamo, in passato era la vigna d’Italia. Oggi, anche se ancora in maniera frammentaria, ha avviato da tempo un percorso di valorizzazione dei vitigni autoctoni. Così l’azienda nostra ospite porta avanti un percorso che mette in primo piano la tradizione vitivinicola, oltre che un ampio panorama di etichette che possano soddisfare tutti i i tipi di consumatori.
Il Nero di Troia in degustazione è l’emblema di questa terra. Il Torrione è un vino dalla lunga evoluzione. Al palato presente le caratteristiche tipiche di astringenza e tannicità del vitigno autoctono foggiano. L’etichetta del 2016 è giovane. Il vino ha bisogno di evolversi. Questo si nota anche dopo una lunga ossigenazione. Il vino è stato abbinato ad una bistecca di maiale cotta alla brace. Un connubio perfetto per un vino che ha davanti un percorso ancora lungo e che noi saremo felici di raccontare.
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Nero di Troia Rosato Posta Piana

“Terra vecchia”, Cerignola del Nero di Troia
Siamo tornati nella valle dell’Ofanto. Nella zona meridionale del tavoliere delle puglie. Zona fertile, bonificata illo tempore dai Romani. I bacini dei fiumi Ofanto e Carapelle disegnano la zona antistante il territorio di Cerignola, chiamata “terra vecchia” nei decenni passati del secolo scorso. Le alture e le considerevoli escursioni termiche favoriscono le coltivazioni dei vigneti e donano complessità e finezza olfattiva alle uve.
Il nero di troia è il vitigno-principe del territorio. Le vinificazioni in rosato sposano i cambi di gusti, e le abitudini dei consumatori (anche quelli saltuari) di vino. Le piogge saltuarie, unite al vento salino marino si sposano bene con le caratteristiche arcigne del vitigno autoctono che oggi ci apprestiamo a degustare in questa vinificazione in rosato.
L’impatto visivo è molto buono: i riflessi melograno sono molto intensi. All’olfatto l’intensità e la complessità sono tipici del vitigno autoctono; al gusto si presenta rotondo, spiccano le durezze in maniera leggermente velata, probabilmente per la conseguenza della vinificazione in rosato.
Il nero di Troia è un vitigno duttile. Le Cantine Paradiso riescono ad unire l’ottima versatilità del vitigno ad una vinificazione che è il frutto dell’evoluzione del mercato odierno. Vi consiglio l’acquisto, soprattutto in una calda serata d’estate come quelle che ci attendono.
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