Trosè, Nero di Troia in rosato

Losito presenta il suo rosato
Trosè è una crasi fra Troia, paese in provincia di Foggia, e la parola Rosè. Trosè è il nome di fantasia dell’etichetta di Cantine Losito per presentare il rosato da Nero di Troia.
Torniamo nel sub-appenino dauno, alla corte della cantina Losito che per questa occasione ci fa assaggiare un nero di troia vinificato in rosato. E’ un vino proveniente da agricoltura biologica; raccolta a mano delle uve, fermentazione in acciaio e affinamento in bottiglia con una macerazione di 10 ore delle uve.
Il vino sprigiona i sentori olfattivi delle terre carsiche della terra di Capitanata. Il territorio dauno, popolato da anfratti e gole carsiche, rilascia la sapidità e l’acidità tipica del nord pugliese. Quei sentori pietrosi accompagnati dalla morbidezza delle note fruttate e floreali giovani, fresche, sbarazzine e allegre sono la giusta contrapposizione utile al palato per apprezzare un vino di pronta beva. Il colore del vino è molto particolare. Un rosa cerasuolo leggermente scarico, tendente quasi al tenue, che lo rende particolarmente diverso rispetto ai colori più ombrosi dei vini rosati tipici della Puglia.
L’abbinamento che abbiamo voluto proporre è consistito in un piatto di gamberoni al forno con salsa alle erbe aromatiche adagite ad un letto di patate grigliate con olio extra vergine di oliva. Il vino presenta una acidità ed una sapidità opportunamente contrapposta alla delicatezz del gamberone appena sgusciato, a conferma del fatto che, benchè il vitigno da cui proviene sia particolarmente rustico, il vino era ben educato ed istruito nella contrapposizione gustativa.
In definitiva, una buona conferma per le Cantine Losito con il loro Trosè rosato.
http://www.terredelgargano.it/cantinelosito/prodotto/vino-rose-rosato-di-puglia/
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Dal Gargano il nero di troia delle Cantine Losito

La delicatezza di un vino rosso e calcareo; eterno e sublime in compagnia
Il vino in degustazione è un nero di troia con delle caratteristiche particolari rispetto al classico nero di troia della Capitanata. E’ quasi un dispiacere dover aprire un nero di troia del 2016. Tuttavia siamo consapevoli che questa bottiglia potrà senz’altro evolvere in bottiglia per i siccessivi 6-7 anni.
Dopo una media ossigenazione di circa un’ora, abbiamo degustato il vino che presenta un rosso rubino particolarmente pieno ed intenso, con una consistenza nella norma. Il vino rosso si presenta particolarmente speziato all’olfatto, con uno spugnoso e delicato sentore di tostature ed una vivace vinosità. Quest’ultima caratterisitca è il sengo evidente che la bottiglia è giovane. Ciononostante proseguiamo di buon grado per avvertire i sentori floreali e fruttati particolarmente maturi. La frutta è particolarmente evidente, con delle note di confettura in anticipo rispetto al bouquet floreale.
Al gusto il vino si presenta lungo, con una persistenza accompagnata da un tannino un po’ irruente ed una profonda acidità. Il brio e l’energica irruenza giovanile, di chi scalpita, fanno da contraltare ad un calore piacevole del nostro vino secco. In bocca ci sono molte conferme: le confetture di amarena, le tonalità speziate che, come i tasti neri del pianoforte, si intervallano alle note piaacevolmente fruttate e mature dei suoi tasti bianchi.
Il punteggio finale potrebbe essere molto più alto. Ma questo sarà il tempo dedicato all’affinamento a deciderlo.
Questo vino fa barrique, le sue velate speziature sono la conferma che questo vitigno ha in sè delle caratteristiche che lo rendono austero, maturo, versatile, arcigno come un vero vignaiolo di Capitanata.
Oggi abbiamo assaggiato l’ennesima conferma di questa cantina innovativa, giovane e affermata a cui facciamo i nostri migliori complimenti.
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