Una domenica tra i vigneti dell’Irpinia

Vitis apiana dell’azienda Nardone Nardone
Passeggiando dai vigneti dell’azienda di Domenico Nardone Nardone, si dibatte del futuro della viticoltura in Italia, tra nuove normative del legislatore europeo e nazionale, le organizzazioni locali, gli obiettivi dei vignaioli. Spesso gli interessi divergono, ma non solo nell’ambito vitivinicolo, e le decisioni finali non sempre coniugano la qualità della produzione con la meritocrazia. Con i prodotti alimentri non si dovrebbe scherzare; arrivano sulla nostra tavola, dovremmo essere più attenti alla loro qualità e soprattutto alla provenienza dei suoi ingredienti, sia in fase di produzione, sia in fase di trasformazione. Salvo che il vignaiolo non decida di tracciare volontariamente la sua filiera produttiva e darne evidenza al consumatore, alcune sue fasi possono rimanere oscure e comunque aderenti alle norme.
Lasciamo i vigneti per andare a degustare un’etichetta dell’azienda, la c.d. Vitis Apiana, meglio conosciuta come Fiano di Avellino. Un vitigno semiaromatico reso celebre in queste zone dove è stato riconosciuto Docg nel 2003. Tito Livio scrisse di questo territorio sabatino, conquistato da Romani nelle aspre guerre irpine dei secoli antecedenti la nascita di Gesù Cristo.
Il vino si presenta con un giallo paglierino molto elegante, quasi brillante. Già dall’esame visivo si percepiscono una buona acidità e struttura che garantiscono ottimo equilibiro al vino. L’olfatto è molto seducente. Le tostature sono evidenti: le mandorle, un vago sentore di nocciola, drupe di albicocco o pesca. Inoltre, i sapori fruttati vividi di pesche e albococche, unito ad una mela golden rendono la degustazione piacevole. Si riescono a percepire anche dei piacevoli sentori floreali, molto nitidi e ben distinti. In bocca emerge la sua freschezza. Inoltre la sua acidità ben circoscritta e netta lo rendono particolarmente piacevole e ci prepara al successivo assaggio. Il vino si presenta equilibrato, pronto e armonico. Un pezzo da novanta per un territorio che sfoggia le sue punte di diamante all’occorrenza.
Il piatto in abbinamento è stato un primo di tagliatelle, porcini e speck con una leggera spolverata di parmiggiano reggiano. Il connubio è stato ben equilibrato. Forse una sapidità accentuata dal formaggio ma ben difesa dal tono mediamente robusto del nostro vino.
http://www.nardonenardone.it/site/?menu=fiano-di-avellino
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Brina sui pampini di Petracavallo

L’ispirazione poetica del vitigno
Al campo, dove roggio nel filare /
qualche pampano brilla, e dalle fratte /
sembra la nebbia mattinal fumare […]
(cit. Arano, di G. Pascoli)

Un’ispirazione che viene da lontano, il Pascoli; non solo, l’antica civiltà greca per il Fiano, le masserie del comprensorio dell’arco ionico. La Puglia non è terra di vini bianchi. La tradizione, il terroir (salvo rarissimi casi), le abitudini nelle tecniche di coltivazione non sono a favore dei nostri vignaioli. Il Fiano, peraltro, per poterlo apprezzare a fondo, ha bisogno di una terra che fornisca un ottimo ventaglio di metalli, minerali. I terreni vulcanici (senz’altro non quelli pugliesi) riescono a risaltare meglio le sue caratteristiche. Lo spirito imprenditoriale, quello pioniere, antesignano, anche un po’ sognatore, spinto dalla volontà di innovare, di cambiare e a volte anche di stupire, cerca di cambiare il corso degli eventi, e dei risultati. Senz’altro, il merito del nostro vignaiolo è quello di fornire un prodotto naturale, genuino.
Il Fiano di Petracavallo è un prodotto senza agenti chimici invasivi, o altri additivi che possono sconvolgere la sua naturalezza. Un prodotto che è connaturato alla natura, al territorio dove nasce e cresce. Il vino non riceve nessuna alterazione esterna: gusto, profumo e colore sono il frutto della trasformazione naturale che dal filare, accompagnano le uve fino alla sua trasformazione in vino. Così come i versi della poesia introduttiva, dal filare al “pampano che brilla”, riceviamo questo prodotto regalato dalla natura.
Dalle vigne di Petracavallo, da quei filari, ove brilla la rugiada sui pampini, si sente una musica che festeggia la natura. Un lungo percorso attende questo vino; un sentiero articolato e faticoso utile ad ottenere i migliori risulati.
http://petracavallo.wine/vini/fiano/ read more

Posta Piana, il fiano delle Cantine Paradiso

Bianco suadente per un’ottima serata in compagnia di amici
Abbiamo stappato questa bottiglia di Fiano in una calda serata di inizio Giugno. Il tenue vento, da vero ammaliatore, ci ha distratti brevemente dalla nostra degustazione. Il vino ha una vivace freschezza; anch’essa ha ci ha permesso di dimenticare la canicola patita durante la giornata.
Il vino in degustazione è una conferma della duttilità delle produzioni delle Cantine Paradiso. Versatile, di pronta beva, carico di energia, il fiano in Puglia è un vitigno che mostra tutta la sua sicurezza produttiva.
La produzione del fiano in questa cantina prevede la fase del ‘batonnage’. Questa operazione favorisce l’autolisi dei lieviti che cedono al vino le mannoproteine parietali, colloidi protettori che hanno la capacità di legare i composti fenolici, in particolare tannini più reattivi. La conseguenza è l’aumento della sensazione di corpo del vino.
E’ un vino che va consumato nell’anno successivo di vendemmia (o al massimo nei successivi 24 mesi). Le note leggermente agrumate, tipiche del vitigno di origini campane, risaltano piacevolmente.
Oggi aggiungiamo una ulteriore degustazione di un vino che merita il privilegio di entrare a far parte dei bianchi di Puglia più importanti del nostro territorio.
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Libiamo il Tufjano

Colli della Murgia in primo piano
Siamo sulla Murgia; per l’esattezza nella parte meridionale dell’altopiano murgese, in provincia di Bari. L’azienda Colli della Murgia sorge nell’entroterra pugliese nel comune di Gravina di Puglia.
Le escurzioni termiche, la ventilazione, altitudine e latitudine sono un ottimo connubio per i vitigni autctoni della zona. In questa azienda due vitigni in particolare, Fiano ed il pugliese Minutolo danno vita ad un prodotto eccezionale, fresco, coinvolgente: Tufjano.
Un vino caratterizzato da un equilibrio tra durezze e morbidezze che si protrae per un periodo medio-lungo importante rispetto alla media del genere di produzioni. Un vino che ricorda la squisita e schietta personalità dell’imprenditore Francesco Ventricelli che sin dagli anni ’80 ha saputo garantire un livello qualitativo alto dei prodotti della sua azienda.
Tufjiano è l’emblema della tradizione murgese: ricco di sentori fruttati esotici, adatto ai piatti della cucina tipica gravinese.
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