Metodo classico del Canavese

Erbaluce di Caluso spumantizzato
Un abito nuovo per la domenica. L’erbaluce di Caluso in versione spumantizzata per questa parte finale di estate ancora viva. Un vino particolare e dalle ampie sensazioni olfattive. La bollicina sprigiona un soave e piacevole pizzicore che accompagna delle sensibili note floreali e fruttate verso il palato.
L’erbaluce è un vitigno che ha dato i natali ad altre tipologie di vini del canavese. E’ uno dei vitigni-bandiera di una splendida regione vitivinicola che vanta un patrimonio ampelografico molto vasto. Inoltre, le esperienze moderne hanno dato anche la possibilità di sperimentare nuovi gusti per palati sempre più informati.
E’ un vino c.d. a tutto pasto. Ottimo con i crudi di pesce, ma altrettanto coriaceo su carni bianche di media speziatura. E’ un vino sincero, arcigno, diretto e per niente aristocratico. L’annata del 2008 conserva un vigore molto imponente. Il sentore di lieviti è quasi inesistente; solo i palati più sensibili riescono a percepirli. Tuttavia, la spinta floreale a fruttata è molto energica, aiutata dalla propulsione della bolla che riesce a infondere in maniera rotonda la sua dinamicità ed eleganza.
Santa Clelia è un’azienda da scoprire, con ottime produzioni per rinnovare ed innovare il patrimonio vitivinicolo della nostra penisola.
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Lux lucis….di Caluso

Erbaluce, novità e tradizione
Il Piemonte non è solo nebbiolo. L’erbaluce riesce a dare lustro ad una nicchia di viticoltori che producono bianchi da lunghe evoluzioni. La rinascita di determinati vini passa attarverso la riabilitazione di alcuni vitigni che, lasciati quasi nel dimenticatoio, oggi, con la rivalutazione degli “autoctoni, riescono ad emergere dal panorama ampelografico italiano.
Così siamo arrivati alla Cantina della Serra, accolti dal giovane Vittorio, riusciamo a scorgere quello che oggi i Millenials chiamerebbero l’ashtag di una rivalutazione, di una rinascita non senza sacrifici. Già, perchè la storia dell’Erbaluce, soprattutto quello vinificato nella variante secca ha origini molto lontane. Bisogna andare davvero indietro nel tempo, quando la tradizione della viticoltura in Italia, così come in tutta quanta l’Europa, era retta dai nostri avi agrioltori, che utilizzavano questa storica bevanda dopo le fatiche di una lunga giornata passata tra i campi. Le similitudini con le regionalità del nostro territorio iniziano a moltiplicarsi, segno evidente che la nostra storia viene generata da un unico ceppo e che, grazie all’evoluzione, si è complessata in più sfaccettaturem tutte figlie di un’unica matrice temporale.
L’erbaluce sta al Piemonte, come la Verdeca in Puglia o come il Pigato in Liguria, piuttosto che il Pecorino abruzzese. Tutti vitigni che, ad un certo punto della loro storia, o per moda o per riconoscenza nei loro confronti si sono ritrovati oggetto della rivalutazione ampelografica italiana, ed in alcuni casi, considerati di nicchia. Quei vini che un tempo erano i vini da tavola consueti dell’artigiano del posto, oggi sono diventati d’essai.
Un risveglio di sensazioni citriche si riversa nel palato, già dalla prima beva. Sensazioni di una freschezza particolarmente lunga per un vino beverino si ampliano a dismisura lungo la lingua; si dipanano ad asciugare le papille gustative. Un agrume in bocca sarebbe la sintesi di una sensazione, forse riduttiva, del vino in degustazione; inoltre, si riesce a scorgere una freschezza ammandorlata, velatamente accennata, così come i fiori in sottofondo, freschi, bagnati e genuini, come un vino di lunga esperienza, come i nostri artigiani di un tempo, anche quelli piemontesi che apprezzavano queste meravigliose bevande nella loro quotidianità. Lux, Lucis con Erbaluce.
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