All’ombra dei giganti con la rivincita nel cuore

Tra detti popolari, vicende commerciali e riscatto morale
Una storia a lieto fine accompagna il vitigno che dà i natali al vino in degustazione di quest’oggi. Il Susumaniello (nome la cui origine è incerta) era considerato un “nano” tra i giganti della viticoltura enologica pugliese. La sua scarsa considerazione, unita alle rese elevatissime, lo elesse come vitigno secondario, le cui uve potevano essere esportate nelle aziende del nord per la produzione di filtrati.  Insomma, le abitudini dei consumatori, negli ultimi decenni, avevano relegato questo vitigno ad essere pressoché abbandonato dalla maggior parte dei produttori. Tuttavia, come le storie a lieto fine c’è sempre un riscatto che contraddistingue il protagonista. Una chiave di volta che cambia drasticamente il corso delle cose e la storia locale vitivinicola del territorio pugliese.
Oggi il Susumaniello è ricercatissimo. Vitigno con altissime rese da giovane, rappresenta il riscatto del vitigno autoctono pugliese. Oggi si producono vini d’essai. Vini giovani, dalle moderate evoluzioni, fruttati e floreali e, solo in alcuni casi particolari, con velate sensazioni di tostatura e speziatura.
Abbiamo avuto la fortuna di poter degustare l’etichetta di Susumaniello dell’azienda Paolo Leo. Sin dall’apertura della bottiglia, il vino sprigiona degli ottimi sentori floreali e fruttati; sensazioni che si propagano per dimostrare la sua giovane forza e propulsione olfattiva. L’azienda di San Donaci (BR) ha voluto omaggiare questo vitigno pugliese (e con essa l’omonimo territorio) che enfatizza le  radici, le tradizioni e le culture del territorio dell’alto Salento. Un vino frivolo: si nota dalla sua spiccata acidità. Un rosso allegro, forzuto, “burlone”, quasi a voler sbeffeggiare il consumatore. La sua rivincita è la sua affermazione. Un giullare di corte che, per anni, vittima di angherie, ha voglia di dimostrare le sue qualità.
Il piatto in abbinamento alla nostra degustazione è un brasato di carne di cavallo. Un piatto corpulento con una media speziatura. L’avvicendamento gustativo è caratteristico, quasi unico nel genere. Si passa dalle sensazioni morbide del palato al contatto con la parte cremosa del boccone, a quella tagliente acida e astringente del nostro amato Susumaniello. Piccoli sentori di mammole e peonie accompagnano il finale della nostra cena.
http://www.paololeo.it/vini/
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L’impegno nel crowdfunding di Paolo Leo

Dorso rosso, adotta un alberello.
Torniamo nel Salento, precisamente nella cantina Paolo Leo, imprenditore di fama del circondario. Lo facciamo con un intento preciso: parlare del progetto Dorso Rosso, oltre che del vino in degustazione.
Andiamo a curiosare nel sito internet dedicato www.dorsorosso.it
Dal sito citiamo quanto segue:
<Scopri, vivendolo in prima persona, il delicato e meticoloso lavoro necessario alla nascita di un vino legato ad una storia intrigante.
Circondato dalla magnifica e suggestiva campagna salentina, potrai vivere un progetto dalle intense emozioni, avrai la possibilità di bere o regalare non una semplice bottiglia di vino ma un’esperienza preziosa ed unica da vivere con trasporto e passione.
Con l’adozione dell’alberello vivrai per 365 giorni la magia dell’arte vinicola, scoprirai segreti e tradizioni attraverso percorsi on-line a te riservati o attraverso la partecipazione di visite guidate in una terra considerata “uno degli angoli più belli al mondo”.>
Un progetto ambizioso di crowdfunding. Uno strumento anglosassone basato sul micro-finanziamento di idee innovative basato sul processo collaborativo tra persone.
Ora parliamo del vino in degustazione. L’etichetta Terreno, vino biologico di Negramaro, uve coltivate in loco nella terra salentina a sud di Brindisi. Un vino abbinato alle costolette di maiale, leggermente speziate con pepe nero e accompagnate con patate al forno speziate con rosmarino. Un vino dal particolare spettro olfattivo tipico di questo vitigno.
http://www.paololeo.it/vino/89/terreno
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