Tra Langhe e Monferrato a passeggio nelle vigne Vada

Emilio, il giovane vignaiolo, tra le campagne patrimonio dell’Unesco
In un minuscolo comune della nostra provincia italiana, quella più vicina al territorio, quella del “ci si conosce tutti”, quella che ricorda, con aneddoti e racconti, personaggi e fatti locali di persone equiparate a miti della nostra storia, sorge una piccola cantina interessante per le nostre recensioni. Siamo in provincia di Asti, nell’allora territorio tanto caro alla famiglia Savoia, dei fasti monarchici, prima, e dalle prime trame governative che portarono alla tanto discussa unità d’Italia, dopo. Coazzolo (AT) è un microscopico Comune all’interno di un fazzoletto di terra che dà i natali alla storia vitivinicola piemontese. Tra Canelli, Asti, Alba (con le sue denominazioni più rinomate) sorge, non molto distante dal fiume Tanaro, la piccola azienda vitivinicola Emilio Vada.
Emilio è un giovane vignaiolo che possiede una caratteristica ormai poco comune tra i suoi coetanei, l’umiltà. Egli ha negli occhi quella luce che ricorda la timidezza ed il rispetto verso il prossimo come essenza più vera dei valori familiari. Egli e la sua famiglia hanno trasferito alla produzione aziendale questa sostanza pratica, in una comunione di intenti, svelata dalla pazienza, dall’impegno, e dalla perserveranza per essere al centro di un territorio che è spesso fagocitato dalle smanie commerciali delle grosse aziende che insistono tra le Langhe ed il Monferrato.
Oggi siamo di fronte al suo Dolcetto di Alba. Vitigno considerato secondario per decenni, oggi, come in tutte le regioni di Italia, si cerca di riscoprire l’anima dei vitigni meno consueti, quelli che sono stati quasi dimenticati e messi da parte, perchè “servivano solo per tagliare” – come ci tiene a precisare il suo papà. Oggi il Dolcetto è tornato a far parlare di sè, perchè il piemonte non è solo Nebbiolo o Moscato di Canelli. Il Piemonte, oltre ai fasti delle bottiglie più avvezze ad accompagnare i pasti delle “stanze dei bottoni” (ndr), possiede una varietà ampelografica ben più consistente di ciò che ci fanno credere le dinamiche commerciali; inoltre, la qualità unita ad un ottimo compromesso sul prezzo, riesce ad accontentare tutti i palati, ma soprattutto tuttte le tasche.
Il vino in degustazione trasmette immediatamente un bouquet profondo, intenso, complesso prevalentemente fruttato e floreale. Sembra di essere in un piacevole gioco dell’oca: quando si pensa di aver finito, ecco che la casella finale è distanza diversa rispetto alla posizione precedente, segno evidente che, a mano a mano che il vino staziona nel calice, esso emana un piacevole e nuovo profumo da scoprire. Così le velate mammole fanno da contraltare ai piccoli mirtilli frschi, oppure le ciliege appena arrossate dal sole alle dolci violette dei campi scoscesi della nostra campagna piemontese. In bocca, velate speziature e sapori decisi ed astringenti resistono all’acutezza moderata dell’alcol. Un vino che, nella sua giovane, perspicace, seppur acerba armonia, regala note selvatiche, poco mansuete e rustiche ad un palato pieno e rotondo, particolare e inconsueto.
L’azienda di Emilio Vada entra a far parte delle nostre recensioni con l’eleganza e lo stile che la caratterizzano; essa, con la sua produzione, riesce a regalare emozioni uniche. Un vino verace, umile e timido come gli occhi del nostro vignaiolo.
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