Cerasuolo d’ Abruzzo Terzini

Il viaggio come conoscenza
Il viaggio è senz’altro conoscenza; noi, come Ulisse, riprendiamo il nostro pellegrinaggio alla ricerca delle migliori produzioni vitivinicole della nostra penisola. Alla ricerca della nostra Itaca, la nostra terra promessa, siamo tornati in una delle cantine già oggetto di studio da parte nostra.
Continua il viaggio tra i vini prodotti in Italia. Riprendiamo da vitigni autoctoni vinificati in purezza. Quest’oggi torniamo in Abruzzo, presso la Cantina Terzini. Abbiamo scelto di degustare il Cerasuolo d’Abruzzo Doc in purezza.
Il vino si presenta molto piacevole all’olfatto. Un numero nutrito di sentori floreali e fruttati accompagnano delle note più speziate. Il vino ha una struttura particolarmente voluminosa. Dopo qualche sorso si avverte, soprattutto nella disamina della sua persistenza, una sensazione vellutata; piacevole anche alle vie retronasali, questa ne determina una lunga persistenza. Un rosato particolarmente gradevole per abbinamenti intrepidi. Un gusto notevole nella sua antitesi di percezioni: buona acidità, ottima struttura, complesso nel gusto.
Sebbene il rosato non si abbini spesso alle carni rosse, noi abbiamo osato con un abbinamento di prosciutto di maiale. Un abbinamento senz’altro preponderante per gli addetti al settore. Tuttavia riscontriamo un’ottima reazione del vino che, sebbene abbia una struttura non particolarmente adatta a questo piatto, riesce ad accattivare il gusto al nostro palato.
www.cantinaterzini.it

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Albana passito, maggiordomo di palazzo

Il potere del maggiordomo all’epoca dei Merovingi
Nell’immaginario collettivo il maggiordomo nasconde sempre un ruolo-chiave in tutte le situazioni. Esistono romanzi, film, opere poetiche, liriche dove il maggiordomo incarna le più svariate figure, frutto della fantasia dell’autore: il consigliere, il traditore, il ruffiano, l’impostore, il complice, la mente di una storia traviata o a lieto fine. Insomma, il maggiordomo è la maschera a volte carnefice o salvifica di una trama avvicente. All’epoca dei Merovingi il maggiordomo di palazzo era anche il primo comandante dell’esercito. La sua figura era strategica, perchè celata sotto mentite spoglie, fino a che la fiducia reciproca con il re rimaneva tenace. Tuttavia, la storia medievale ci narra che la smania di potere ha portato l’uomo a inerpicarsi in dure ed aspre battaglie con risultati, a volte, anche sorprendenti. Lo ricorda bene la stirpe dei Merovingi, quando dovette cedere il passo ai Carolingi: loro erano maggiordomi astuti,  infatti presero il sopravvento.
Il nostro passito è un maggiordomo astuto. Merita la corona più importante: quella del Re Merovingio. La sua persistenza olfattiva e gustativa è eterna. Le note fruttate e floreali aprono le strade alle notevoli complessità e intensità olfattive di speziatura, tostatura, affumicatura che inondano i sensi. Il sentore di legno è tipico del processo di vinificazione che avviene nell’azienda di produzione “Re Merovingio”
Il vitigno  è l’Albana che nella versione passita rappresenta l’unica DOCG della Regione Romagna. Dolcezza intensa e sapore vellulato fanno di questo vino il simbolo della riscoperta delle radici dei vitigni autoctoni della Romagna. Il progetto è opera di tre ragazzi: Tommaso, Michele, Carlo sono l’esempio per le nuove generazioni di ragazzi che stanno scommettendo su questa terra, cercando di riscoprire le origini delle loro radici, con le difficoltà derivanti dalla congiuntura economica dei nostri giorni, sempre più mortificante. Il loro sforzo è lodevole. Onorati di averli conosciuti, rivolgiamo loro un grosso augurio che le loro attività imprenditoriali possano migliorare sempre: loro sono un esempio per tutti i giovani ragazzi di oggi. Ad Maiora!
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I valori di famiglia: l’essenza di Donalìa

La famiglia Calia di Poderi delle Mura: ritorno alle tradizioni
Vito Calia è un uomo passionale. Poderoso ed energico, una sera d’estate, ci racconta la sua storia. Siamo alle porte di Altamura, terreni calcarei, altitudini perfette per la coltivazione della vite. Vito ripercorre i passi della sua vita, lunga e articolata, in un vortice di ricordi che partono dai riposini pomeridiani all’ombra dei pampini del suo primitivo, fino agli ultimi anni quando si occupava di mercato immobiliare prima che la crisi del settore annientasse ogni gloria.
Oggi Vito è una persona diversa. E’ un uomo consapevole che si vive solo una volta; che è necessario perseguire ed inseguire i propri sogni. All’epoca era un ragazzo, ciononostante lavorava duramente ogni giorno con la sua famiglia. Ripercorre quegli anni, ricordando le tante rinunce, i tanti sacrifici, gli sforzi fisici  con la commozione per i ricordi legati ai suoi genitori e la tenacia di chi ha raggiunto il suo obiettivo.
Donalìa rappresenta la felicità e la semplicità; la vittoria dei valori di una famiglia che ha sempre creduto nei sogni ed ha sempre cercato di raggiungere gli obiettivi con l’onestà, il rispetto e l’educazione: i valori di un tempo. Questo vino rosato, “arrossato” dalla commozione, dalla gioia, dalla fatica fisica, è l’emblema del vino rosato pugliese. Una macerazione leggermente più prolungata del solito delle bucce ha permesso a questo vino di avere un colore che vira su riflessi purpurei molto profondi. Un primitivo proveniente dalle Murge, dalla terra prediletta di Federico II, dove sorge l’azienda di Vito, Poderi delle Mura. Pochi ettari, tanta qualità. Fare il vino non è un lavoro per tutti. Lui è nato tra quei filari; tra le ombre dei pampini egli, da ragazzo, posava le stanche membra nella pausa pranzo, quando con la famiglia si condivideva tutto; quando la famiglia era l’esempio dei valori che Vito a trasmesso al suo vino.
http://www.poderidellemura.it/
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L’Abruzzo della Pescara: il Pecorino della Cantina Terzini

Un vitigno autoctono tra Majella e Gran Sasso
Il paesaggio naturalistico che ci attende prima di arrivare in cantina è meraviglioso. Siamo in Abruzzo, nelle gole di Popoli in provincia di Pescara e del suo omonimo fiume.
E’ una zona a prevalente economia agricola e artigianale. Oltre che per i vini, Tocco da Casauria è famosa anche per i suoi prodotti dell’industria olearia, riconosciuti come DOP.
Qui, tra le eccellenze agricole, trova spazio anche un famoso vitigno autoctono, riscoperto e portato in auge nuovamente da pochi anni, il pecorino. L’origine di questo vitigno è più legata alla regione marchigiana confinante a nord; ciononostante, in Abruzzo ci sono stati degli esperimenti fortunati alla fine del XX secolo che hanno dati buoni risultati. Inoltre, la fortuna di ritrovare questo vitigno quasi intatto dopo gli attacchi della fillossera alla fine dell’800 e gli inizi del 900, ha dato una spinta propulsiva per la sua vinificazione in purezza.
La Cantina Terzini coltiva questo vitigno per produrre dei vini in purezza a denominazione di origine protetta molto interessanti. Il vino ha un’acidità profonda; vinificato ed affinato brevemente in acciaio, consente dei facili accostamenti per la sua vivacità gustativa e la sua freschezza. Personalmente, ho abbinato questo vino alla pizza. Benchè l’abbinamento classico e più consueto sarebbe stato quello che avrebbe accostato il calice di vino ad un antipasto di pesce oppure ad una preparazione poco strutturata di un primo piatto, sempre a base di pesce.
Le note floreali, unite al gusto particolarmente lungo di frutti bianchi donano al palato quella luminosità tipica dei vini a pronta beva, caratteristici delle nostre regioni italiane.
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Don Cataldo, la radice, la tradizione e la storia dei Capuzzimati

Umiltà ed autorevolezza al servizio della natura: Don Cataldo
Questo vino rappresenta la storia della famiglia Capuzzimati e del suo capostipite: Cataldo. Nelle terre di San Marzano di San Giuseppe (TA) l’accoglienza è un dovere; il rispetto per l’ospite, il senso di appartenza alla terra, sacra per molti abitanti del posto, rispecchia i valori di questo vino. L’appellativo di “Don” (Dominus = Signore) è il tratto identificativo che,  nelle terre del primitivo, si usa per le persone autorevoli, come il nostro Cataldo Capuzzimati.
Il vino conserva in sè i ricordi della vita trascorsa nei vigneti della campagna ionica, i suoi valori, il rispetto per la terra e del sudore della fronte dei braccianti che attendono intrepidi il risultato finale dei loro sforzi quotidiani: Don Cataldo rappresenta la radice della storia di queste cantine. Don Cataldo è la storia della cantina Capuzzimati, un vero signore.

Il Primitivo di Manduria delle Cantine Capuzzimati si presenta austero e auterovole; rotondo e vellutato; potente e dominante, proprio come il suo nome ed il nome della persona a cui si ispira: Cataldo.
In abbinamento ad un piatto di carne mediamente strutturato, il nostro vino in degustazione si presenta con la sua saggezza, tipica del vitigno che popola le campagne  dell’arco ionico a ridosso della zona nord della penisola salentina. Trasmette calore nelle sensazioni tattili, oltre che una delicata astringenza, piacevole e decisa. Insomma, un vino che, con la sua umiltà, dimostra tutta la sua autorevolezza, come il suo dominus: Don Cataldo.
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