Vignuolo, Nero di troia, Castel del Monte

Il mistero del Castello più enigmatico di Italia
Sembra di essere in un film di Lars Von Trier. La regola, il dogma. Il castello più enigmatico d’Italia (forse): la sua regolarità, l’esposizione, la storia e gli aneddoti. Il Castello risponde ad un regola. Molti autori, scienziati, ricercatori hanno voluto ricondurla ad un mistero. Alcuni di essi, quasi a  voler cercare fortuna dandone enfasi mediatica, l’hanno voluto divulgare come se fosse avvolto da un mistero simile alle piramidi egizie. Per i pugliesi è semplicemente il Castello, nella sua pianta originale, luogo di formazione accademica, almeno così pensato e voluto dal suo mentore. Questa è la regola.
I vitigni si abbarbicano sulle pendici delle colline dell’altopiano murgese. Il Nero di Troia da queste parti ha trovato un ambiente favorevole. Lui rispetta le regole. Il dogma del bere bene qui è rispettato, come nei migliori film di Lars Von Trier, si entra dalla porta principale per enfatizzare pregi e virtù della società. A noi piace perchè è un pensiero verace, forse un po’ anarchico, sicuramente foriero di trasparenza.
Ecco il vino, servito in calici ampi, protagonista della cena nella sua sincerità. Arduo e tenace; aggressivo, giovane e vivace. Allora iniziamo ad avvertire sentori di una speziatura e di una certa tostatura particolarmente compatti. Senz’altro ci sono da descrivere dei sentori floreali e fruttati tipici del vitigno a bacca nera. Tuttavia, le sensazioni vengono direzionate altrove. La saggezza del territorio riesce a trovare un’amalgama molto coerente con un vitigno che rappresenta dei valori dogmatici. Austero, pungente nella sua giovane età, lungo al gusto, il vino si presenta con una colorazione che vira leggermente al rosso granato. Riusciamo a scorgere delle evidenze molto nitide di cuoio e pelli. Benchè sia una bottiglia giovane, la sua aggressività. tipica del vitigno, è  senz’altro un bel connubio con il piatto in degustazione: coniglio alla genovese. La sua succulenza è ben contrapposta; inoltre il suo sapore è ben incoraggiato dalla beva austera tipica del nero di troia.
Vignuolo è senz’altro un’azienda di pregio del territorio pugliese. Un’azienda in crescita, soprattutto nella qualità e nella predisposizione a voler mettere sul mercato prodotti di eccellenza. read more

Vignuolo dantesco, umile servitore

Il vignuolo difensore della vite
Dante definì il viticcio, debole. Tuttavia, il sommo poeta volle evocare una contraddizione. Il viticcio debole è quello che ha un ruolo fondamentale nella vite: egli sostiene la pianta sin dalla sua nascita. Il “vignuolo” dantesco, seppur gracile, è primario per una buona riuscita della produzione. Così la nostra cantina Vignuolo nella metafora dantesca è, comunque, protagonista.
Il vino in degustazione è un rosato di Castel del Monte. Questa è terra di famosi vitigni autoctoni. Proprio da loro origina il vino di quest’oggi. Un blend tra bombino nero e nero di troia. La zona di Castel del Monte è uno dei territori vitivinicoli più importanti di tutta la Puglia. Qui nascono 3 delle 4 Docg della regione.
Il vino possiede una traccia liquorosa particolare. La robustezza del gusto è l’effetto evidente della vinificazione di due vitigni molto vitali ed esuberanti. L’acidità è buona e consente ottimi abbinamenti con carni bianche o pesce mediamente strutturati nella loro preparazione. Il titolo alcolometrico nella norma dei vini rosati, accompagna i piatti più prestigiosi della gastronomia locale. read more