L’amore ai tempi del Pantumas

La fine delle tre parche nella metafora del Pantumas
Un tempo c’erano le parche, sostenevano gli antichi, coloro che decidevano l’inizio e la fine della vita. Coloro che, metaforicamente, erano le artefici del destino dell’uomo. Loro non conoscevano Pantumas, cioè il momento della nascita e della dipartita simultanea di più esseri umani. Come la definisce Niffoi, solo coloro uniti da un vincolo fondamentale, l’amore, potranno godere di questo privilegio. Perchè è un privilegio per gli abitanti della comunità del Medio-Campidano. Non sopravvivere all’amato coniuge preserva maggiormente l’anima dalla sofferenza. Lo scherno e la sofferenza, nel ricordo del proprio caro ormai dipartito, è l’essenza più distruttiva di un amore spezzato nella vita terrena.
Pantumas nasce come etichetta del nostro vino in degustazione con una metafora molto profonda e toccante. Nasce con una profondità intrinseca di animo, il cui nome ne rappresenta una sintesi; allo stesso tempo reca con sè il privilegio di poter godere del proprio amore fino a che, insieme, raggiungeranno altre mete lontano dalla vita terrenza.
Il colore è vivo, splendente, quasi aranciato, fuori scala di rosa antico. La vinificazione in bianco del Cannonau regala un ventaglio di aromi molto variegati e nitidi. Sentori di ciliegia, lampone e ribes, fiori freschi anche un pò erbacei di macchia mediterranea, lasciano spazio a velate speziature quasi impercettebili. Buon equilibrio con un’acidità ben delineata, una freschezza viva e decisa. Ottima la percezione retronasali con le foglie di macchia verdi che tornano quasi vorticosamente.
Il metodo biodinamico utilizzato dal produttore enfatizza la naturalità di questo prodotto. Pietro e sua moglie Roberta hanno un legame indissolubile con questa terra. Pantumas è l’emblema della tradizione sarda e del mistero avvolgente che questa terra è capace di regalare.
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Antioco Casula, il Cannonau e l’ispirazione poetica

Tenute Bonamici ispira la poesia del territorio enologico
Con voce fraterna quasi umile, il poeta sardo parlava alle famiglie della barbagia della quotidianità contadina di un tempo. La semplicità della vita del tempo si rispecchia nelle sue parole quasi a voler evidenziare la dilatazione delle giornate passate all’ombra di un fico a sorseggiare un ottimo vino del posto. Poesie agresti che mettevano in mostra la realtà paesana di un periodo particolarmente triste con il suo corredo apicale nella Prima grande Guerra. Ha narrato della sua vita e di quella dei suoi compaesani con una semplice acutezza che, in gran solitudine armata di profonda tristezza e nostalgia per il tempo trascorso inesorabile, l’ha portato verso una lieta fine.
Montanaru, così si faceva chiamare; così, il nostro vignaiolo, ha deciso di dedicare a questo famoso poeta sardo la sua etichetta. Un vino fulgido ed essenziale quasi come i racconti del Montanaru poeta. Un vino austero e sprezzante, forte della armatura vigorosa di un tannino giovane. Piacevoli sentori fruttati, note speziate lunghe, giovani, si rincorrono come bimbi nell’aia nella spensieratezza della loro fanciullezza. Un tono morbido, quasi impercettebile, si annida per poco tempo al palato. Le vie retronasali sono ricche di sensazioni e profumi baldanzosi. Un ricco piatto di carne di maiale in umido raccoglie tutte le contrapposizioni del nostro degustatore. Un’etichetta emergente e di nicchia; un vino particolare come il territorio di provenienza, ricco di mistero, di naturalità, di passioni.
Montanaru sarebbe orgoglioso di questa dedica. Lui ha raccolto il semplice messaggio della tradizione che si confronta con il tempo che scorre e la modernità che avanza, proprio come il nostro vignaiolo delle tenute Bonamici.
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In Barbagia si producono vini da Nobel

Mamoiada, “cru'” del Nuorese
Un Cannonau eccezionale vinificato in purezze a ridosso delle colline della Barbagia. Siamo nella Cantina Bonamici ad una altitudine che inizia ad essere importante per la vite 700-800m s.l.m. Qui durante i mesi più rigidi ci sono fenomeni nevosi molto copiosi. Tuttavia, durante il periodo estivo, i venti che arrivano anche dal maestrale, l’aria secca, calda e avvolgente, con punte di pungenza per i meno abituati, riesce a dare col giusto grado di complessità al bouquet di profumi che sprigionano le uve, prima, e i vini, dopo.
Qui la complessità del territorio, fatto dalle innumerevoli ed indimenticabili tradizioni, folklore, culture che unisco l’arte, la poesia, l’amore per la terra viene affrontata con la complessità della necessaria e corretta integrazione dell’uomo con la natura. Per ottenere la bellezza, nel senso più epistemologico del termine, è necessario affrontare la complessità dei problemi con la necessaria complessità delle soluzioni. Solo così le risorse naturali e la capacità portante della nostra natura non verranno mai messe a repentaglio per la prosecuzione della vita del genere umano.
L’etichetta in degustazione ha un nome che sintetizza tutto il “verismo” di questa terra: Deledda. Un nome di fantasia per un’etichetta di un vino che evoca la scrittrice sarda (Premio Nobel della Letteratura) , come ambasciatrice delle tradizioni locali.
Per parlare di questo vino, non faremo la consueta degustazione. Questo vino ci ha colpito nel suo olfatto e nel suo gusto, perchè egli è diretto, come un sardo “purosangue”; arriva dritto “al cuore”, compassato e schietto. Una splendida complessità, inconsueta, si propaga in aria: quello che più ci rende sorpresi sono le note odorose di fruttato e floreale che sono quasi poste in secondo piano rispetto ad concentrato effluvio di note eteree a dir poco balsamiche, sgominate a volte da leggere spezie e leggere tostature. Infine, frutti e fiori a polpa e petalo rosso, non particolarmente maturi.
Siamo di fronte ad una ricercata etichetta di un territorio ampio come un fazzoletto a cui auguriamo di entrare presto nell’Olimpo dei migliori vini espressione del territorio italiano. read more

Vino “proverbiale” del Medio Campidano

E ora Sardegna
E’ inutile tergiversare. Dicciosu, etichetta delle cantine Lilliu, è un vino meraviglioso. Un Cannonau (Grenache per i francesi) nobile della terra più nobile d’Italia. Spesso, nel nostro blog, ci piace discorrere dei fasti storici di una terra, piuttosto che parlare di aneddoti nostrani a base di geografia, culture, e tradizioni. Questo vino è senza fronzoli: va dritto al cuore.
Lilliu, cantina del comune di Ussaramanna nella provincia sarda del Medio Campidano, produce uve da agricoltura sinergica. Poche bottiglie, poca chimica, tanto cuore e sudore. L’arte di saper imitare la natura è di casa. Qui il tempo non si è fermato; qui il tempo si è evoluto in uno sfavillante richiamo ai consigli dei nonni ed alla modernizzazione occorsa frutto delle usanze moderne.
La fortuna di avere giovani imprenditori nella nostra penisola nasce anche da qui. Audacia, costanza, determinazione, sofferenza, ideazione, operatività sono solo alcuni degli ingredienti utili al successo. Il risultato è un’etichetta di una bottiglia che rappresenta la cultura di quest’isola d’Italia, questo paradiso rustico, gentile, accogliente che sa incantare i palati più fini.
Il colore di un rosso rubino scarico con riflessi granato (che ricorda un pinot nero o una schiava); la sensazionale varietà di profumi che sprigiona; un medley sinfonico delle migliori opere di Wagner. Il gusto vellutato, di buona persistenza, con una prosciugante acidità e freschezza, beverino ed efficace in abbinamento. La Sardegna non bada ai fronzoli. Mira dritta al cuore, come i suoi vini. Lilliu è l’essenza di una terra meravigliosa. read more