Antioco Casula, il Cannonau e l’ispirazione poetica

Tenute Bonamici ispira la poesia del territorio enologico
Con voce fraterna quasi umile, il poeta sardo parlava alle famiglie della barbagia della quotidianità contadina di un tempo. La semplicità della vita del tempo si rispecchia nelle sue parole quasi a voler evidenziare la dilatazione delle giornate passate all’ombra di un fico a sorseggiare un ottimo vino del posto. Poesie agresti che mettevano in mostra la realtà paesana di un periodo particolarmente triste con il suo corredo apicale nella Prima grande Guerra. Ha narrato della sua vita e di quella dei suoi compaesani con una semplice acutezza che, in gran solitudine armata di profonda tristezza e nostalgia per il tempo trascorso inesorabile, l’ha portato verso una lieta fine.
Montanaru, così si faceva chiamare; così, il nostro vignaiolo, ha deciso di dedicare a questo famoso poeta sardo la sua etichetta. Un vino fulgido ed essenziale quasi come i racconti del Montanaru poeta. Un vino austero e sprezzante, forte della armatura vigorosa di un tannino giovane. Piacevoli sentori fruttati, note speziate lunghe, giovani, si rincorrono come bimbi nell’aia nella spensieratezza della loro fanciullezza. Un tono morbido, quasi impercettebile, si annida per poco tempo al palato. Le vie retronasali sono ricche di sensazioni e profumi baldanzosi. Un ricco piatto di carne di maiale in umido raccoglie tutte le contrapposizioni del nostro degustatore. Un’etichetta emergente e di nicchia; un vino particolare come il territorio di provenienza, ricco di mistero, di naturalità, di passioni.
Montanaru sarebbe orgoglioso di questa dedica. Lui ha raccolto il semplice messaggio della tradizione che si confronta con il tempo che scorre e la modernità che avanza, proprio come il nostro vignaiolo delle tenute Bonamici.
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In Barbagia si producono vini da Nobel

Mamoiada, “cru'” del Nuorese
Un Cannonau eccezionale vinificato in purezze a ridosso delle colline della Barbagia. Siamo nella Cantina Bonamici ad una altitudine che inizia ad essere importante per la vite 700-800m s.l.m. Qui durante i mesi più rigidi ci sono fenomeni nevosi molto copiosi. Tuttavia, durante il periodo estivo, i venti che arrivano anche dal maestrale, l’aria secca, calda e avvolgente, con punte di pungenza per i meno abituati, riesce a dare col giusto grado di complessità al bouquet di profumi che sprigionano le uve, prima, e i vini, dopo.
Qui la complessità del territorio, fatto dalle innumerevoli ed indimenticabili tradizioni, folklore, culture che unisco l’arte, la poesia, l’amore per la terra viene affrontata con la complessità della necessaria e corretta integrazione dell’uomo con la natura. Per ottenere la bellezza, nel senso più epistemologico del termine, è necessario affrontare la complessità dei problemi con la necessaria complessità delle soluzioni. Solo così le risorse naturali e la capacità portante della nostra natura non verranno mai messe a repentaglio per la prosecuzione della vita del genere umano.
L’etichetta in degustazione ha un nome che sintetizza tutto il “verismo” di questa terra: Deledda. Un nome di fantasia per un’etichetta di un vino che evoca la scrittrice sarda (Premio Nobel della Letteratura) , come ambasciatrice delle tradizioni locali.
Per parlare di questo vino, non faremo la consueta degustazione. Questo vino ci ha colpito nel suo olfatto e nel suo gusto, perchè egli è diretto, come un sardo “purosangue”; arriva dritto “al cuore”, compassato e schietto. Una splendida complessità, inconsueta, si propaga in aria: quello che più ci rende sorpresi sono le note odorose di fruttato e floreale che sono quasi poste in secondo piano rispetto ad concentrato effluvio di note eteree a dir poco balsamiche, sgominate a volte da leggere spezie e leggere tostature. Infine, frutti e fiori a polpa e petalo rosso, non particolarmente maturi.
Siamo di fronte ad una ricercata etichetta di un territorio ampio come un fazzoletto a cui auguriamo di entrare presto nell’Olimpo dei migliori vini espressione del territorio italiano. read more