La compagnia di un nuovo incontro

Falanghina d’autore
Torniamo nella cantina Colli Liburni. Siamo nell’entroterra foggiano, in Puglia. Un tempo, questa porzione di territorio dauno, era chiamata Tiati che ben presto fu resa famosa dai Romani e dalle tante battaglie dell’esercito dell’Impero contro le avanzate cartaginesi. La città dove sorge la cantina fu ribattezzata Civitate (oggi San Paolo di Civitate), il Papa Clemente XIV volle fortemente che la cattedrale fosse dedicata a San Paolo, simbolo di redenzione e conversione per fedeli cattolici.
Oggi degustiamo un’ottima falanghina che esprime degli ottimi sapori, lunghi e di notevole impatto, anche emotivo. Non a caso l’etichetta emozione riesce ad impressionare notevolmente il degustatore. I notevoli sentori di frutta fresca a polpa bianca, anche di natura esotica.
La falanghina è stata abbinata ad un piatto di salmone cotto in crosta con una leggera speziatura di pistacchi. Accanto al salmone è stata servita una ricotta fritta con asparagi.
Un’ottima compagnia, la voglia di raccontarsi e un buon vino sono degli ottimi ingredienti affinchè un’emozione lasci traccia di una splendida serata.
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Castelplanio, dalla storia napoleonica ai vini della famiglia Socci

La criomacerazione del verdicchio
Prodotto in pochissimi esemplari, questo vino con il tappo di vetro è un esperimento di criomacerazione delle uve verdicchio. Siamo nei tenimenti della famiglia Socci a ridosso dell’Esino, una famosa zona vitivinicola nella zona settentrionale delle Marche.
La zona del Metauro è terreno florido per la viticoltura. La conferma è il lungo sentore gustativo che trionfa nel calice di degustazione del vino “Marika”. Questo vino, offre degli spunti di riflessione molto originali; sia per quanto riguarda la tecnica di produzione, sia per il metodo di incapsulamento della bottiglia.
La criomacerazione è un processo chimico-fisico che aumenta in maniera considerevole il ventaglio olfattivo del vino. Le uve, prima della lavorazione, vengono portate a temperature molto basse prima della successiva pigiatura. Le basse temperature fissano quei composti volatili presenti all’interno delle bucce che conferiscono al vino aromi particolari e interessanti.
Il tappo in vetro è un metodo di imbottigliamento che veniva utilizzato prevalentemente in Piemonte, tant’è che l’albeisa (la bottiglia di Barolo e Barbaresco) è predisposta per questo tipo di tappo. Il tappo è elegante, fine, consente di presentare una bottiglia della tradizione vitivinicola piemontese in una regione diversa da quella dove ha visto i natali.
La consistenza al palato è particolarmente vellutata. L’abbinamento “tradizionale” ci consente di introdurre un evento storico della regione. Il piatto in abbinamento è il “vincisgrassi”, una sfoglia di pasta all’uovo che ricorda le lasagne emiliane. Il nome di questo piatto è onomatopeico: deriva dalla pronuncia italiana del cognome di un generale austriaco che liberò queste terre dalla dominazione Napoleonica (Alfred von Windisch-Graetz). read more

Falesia moscato di Losito

Falesia di Puglia
Passeggiando tra gli anfratti carsici pugliesi, quelli prospicenti il Mar Adriatico, ci siamo imbattuti in una falesia. Le falesie sono fenomeni rocciosi comuni nella nostra penisola; le più famose si trovano tra l’Italia e la Slovenia, in provincia di Trieste. Anche sul Gargano (Puglia) ci sono dei famosi anfratti dove predominano le falesie. In questa zona è normale che ci sia una fauna ed una flora particolarmente rigogliosa e variegata. I terreni sebbene rocciosi, hanno dei nutrienti rari ed essenziali per piante ed animali che, con la lenta evoluzione, hanno sviluppato attitudini alla vita rupestre.
Falesia è un’etichetta delle cantine Losito. Un vino fermo prodotto da uve Moscato affinato sur lies. L’impatto olfattivo è particolarmente intenso e complesso. Un bouquet ampio di sensazioni olfattive che richiamano una freschezza ed una sapidità tipica degli ambienti marini e ventosi. Leccio, alloro, genziana, carpino bianco, nocciolo, ginepro, cardo, salice sono solo alcuni dei sentori percepiti in degustazione. La sua freschezza e la sua sapidità sono notevoli. Il vino è particolarmente salino. Una ventata di iodio ci riporta alla memoria le passeggiate intorno ai rilievi marini delle terre del Gargano, dove sorge questa azienda.
L’abbinamento è suggerito dal vino, senza titubanze; abbiamo scelto un piatto di pesce crudo, prevalentemente crostacei e molluschi. Tra le falesie, il vento di fine estate, la freschezza del vino, i ricordi piacevoli cavalcano le nostre parole in piacevole compagnia.
www.terredelgargano.it/cantinelosito read more

Kantharos, dove bere il vino buono

Nel cognome il destino della professione
Angelo D’Uva ha il cognome che segna i suo destino come vignaiolo. Siamo a Larino (CB), in una fattoria didattica famosa nel circondario che produce ottimi vini da vitigni autoctoni. Il Molise, da qualche anno, sta producendo degli ottimi vini anche frutto della politica di valorizzazione dei vitigni autoctoni che già vede protagoniste alcune regioni d’Italia.
Il territorio principale del popolo Frentano è una terra di elezione vitivinicola. L’altitudine intorno ai 400 m s.l.m. è l’ideale per le coltivazioni di vigneti. La Terra degli Osci, antico popolo italico, è stata per anni luogo di scontri aspri che hanno accompagnato questo territorio nel corso dei secoli fino a giorni nostri.
Kantharos, dal greco ‘coppa’, era molto utile per bere il vino. Diverse versioni sono state costruite in varie epoche storiche, ciononostante tutte utili ad enfatizzare i sapori e i profumi dei vini in degustazione.
Al pari dei nostri progenitori, anche noi abbiamo aperto una bottiglia di Kantharos, un trebbiano del Molise in uvaggio con la malvasia bianca. Gli aromi sono quelli tipici di vitigni che sprigionano sentori di salvia, rosa, muschio, aromi derivanti dai terpeni contenuti nelle bucce della malvasia; mentre per il trebbiano, vitigno neutro, avanzano degli aromi più fruttati e floreali nella fase gustativa. L’uvaggio consente un arricchimento speciale per il degustatore: sentori di frutta a polpa gialla si mescolano intensamente all’aromaticità della malvasia.
La bottiglia in degustazione è del 2016. Il vino non è stato stabilizzato ma affinato qualche mese in bottiglia a temperatura di cantina. Ciononostante il vino è limpido, tanto da lasciarci abbastanza sorpresi in degustazione. La beva è piacevole, specie nella stagione più calda. Abbiamo abbinato il vino ad un aperitivo di pesce con qualche salsa per aromatizzare il cibo. Kantharos è un vino meritevole di successo.
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Brina sui pampini di Petracavallo

L’ispirazione poetica del vitigno
Al campo, dove roggio nel filare /
qualche pampano brilla, e dalle fratte /
sembra la nebbia mattinal fumare […]
(cit. Arano, di G. Pascoli)

Un’ispirazione che viene da lontano, il Pascoli; non solo, l’antica civiltà greca per il Fiano, le masserie del comprensorio dell’arco ionico. La Puglia non è terra di vini bianchi. La tradizione, il terroir (salvo rarissimi casi), le abitudini nelle tecniche di coltivazione non sono a favore dei nostri vignaioli. Il Fiano, peraltro, per poterlo apprezzare a fondo, ha bisogno di una terra che fornisca un ottimo ventaglio di metalli, minerali. I terreni vulcanici (senz’altro non quelli pugliesi) riescono a risaltare meglio le sue caratteristiche. Lo spirito imprenditoriale, quello pioniere, antesignano, anche un po’ sognatore, spinto dalla volontà di innovare, di cambiare e a volte anche di stupire, cerca di cambiare il corso degli eventi, e dei risultati. Senz’altro, il merito del nostro vignaiolo è quello di fornire un prodotto naturale, genuino.
Il Fiano di Petracavallo è un prodotto senza agenti chimici invasivi, o altri additivi che possono sconvolgere la sua naturalezza. Un prodotto che è connaturato alla natura, al territorio dove nasce e cresce. Il vino non riceve nessuna alterazione esterna: gusto, profumo e colore sono il frutto della trasformazione naturale che dal filare, accompagnano le uve fino alla sua trasformazione in vino. Così come i versi della poesia introduttiva, dal filare al “pampano che brilla”, riceviamo questo prodotto regalato dalla natura.
Dalle vigne di Petracavallo, da quei filari, ove brilla la rugiada sui pampini, si sente una musica che festeggia la natura. Un lungo percorso attende questo vino; un sentiero articolato e faticoso utile ad ottenere i migliori risulati.
http://petracavallo.wine/vini/fiano/ read more