Metodo classico del Canavese

Erbaluce di Caluso spumantizzato
Un abito nuovo per la domenica. L’erbaluce di Caluso in versione spumantizzata per questa parte finale di estate ancora viva. Un vino particolare e dalle ampie sensazioni olfattive. La bollicina sprigiona un soave e piacevole pizzicore che accompagna delle sensibili note floreali e fruttate verso il palato.
L’erbaluce è un vitigno che ha dato i natali ad altre tipologie di vini del canavese. E’ uno dei vitigni-bandiera di una splendida regione vitivinicola che vanta un patrimonio ampelografico molto vasto. Inoltre, le esperienze moderne hanno dato anche la possibilità di sperimentare nuovi gusti per palati sempre più informati.
E’ un vino c.d. a tutto pasto. Ottimo con i crudi di pesce, ma altrettanto coriaceo su carni bianche di media speziatura. E’ un vino sincero, arcigno, diretto e per niente aristocratico. L’annata del 2008 conserva un vigore molto imponente. Il sentore di lieviti è quasi inesistente; solo i palati più sensibili riescono a percepirli. Tuttavia, la spinta floreale a fruttata è molto energica, aiutata dalla propulsione della bolla che riesce a infondere in maniera rotonda la sua dinamicità ed eleganza.
Santa Clelia è un’azienda da scoprire, con ottime produzioni per rinnovare ed innovare il patrimonio vitivinicolo della nostra penisola.
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Brujidera di Toledo

Un garagewine della Castiglia la Mancha
Il Pizzico del Gallo sbarca all’estero. Arriviamo in Spagna nei territori agricoli della grandiosa Toledo per conoscere un piccolo produttore di garagewine. La sua Azienda produce solo 3 etichette. Ogni bottiglia è numerata con il proprio nome, come se fosse un figlio per il nostro produttore.
La brujidera è un vitigno autoctono spagnolo che ha dato i natali al più famoso Tempranillo (Cencibel, ndr). Vitigno dalla bacca grossa, con una coloroazione blu di cobalto con tendenze violacee. Esprime un ottimo carattere, soprattutto se vinificato per il successivo taglio con altri vitigni. In questa versione è vinificato in purezza.
Il colore vivace, di consistenza leggera, con un bouquet floreale fresco, primaverile. Nasconde una velata speziatura, mai invadente, anzi piacevole. Un palato tagliente con una sua ben definita durezza lo fanno percepire un vino giovane, beverino, adatto anche ad un antipasto caldo o freddo che abbia una sua struttura.
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Il Barocco della Bonarda

Una croatina complessa del pavese.
Perego & Perego è un’azienda vitivinicola che crede nella grande tradizione dei prodotti italiani. Immersa in un panorama collinare tra i più suggestivi, a Rovescala, ultimo crinale di terra lombarda dove si coltivano i vigneti di proprietà e produce vini unici e pregiati, tipici del territorio.
Innovazione e tradizione sono le parole chiave di questa azienda. Scelta di pratiche agronomiche legate ai ricordi degli antichi agricoltori, sovescio, pacciamatura, raccolta manuale, “zero solfiti”, unito allo studio accurato e complesso delle attrezzature e degli studi fatti in accordo con istituti scientifici del posto, sono il binomio perfetto per queste produzioni.
Bacco qui è di casa. Un connubio tra passato e futuro, tra storia e tradizione, insieme con passione e oculatezza, sono gli ingredienti giusti per il migliori risultato possibile. In quest’azienda vige il motto : “poco ma buono”. Per questo, la selezione manuale delle uve è molto rigorosa e severa. La croatina è un vitigno molto usato in questa porzione di territorio perchè consente di produrre vini leggeri e beverini, agili al palato e sicuri negli abbinamenti.
L’etichetta Barocco l’abbiamo abbinata ad un piatto di carni bianche, cotta su una vellutata di asparagi con salsa di soia e curcuma. Un piatto ben strutturato ed aromatizzato che ci è sembrato esaltare la bevibilità di un vino mediamente strutturato e leggero, con dei sentori di speziatura piacevoli e delicati. Un artistico ritorno di note floreali hanno accompagnato la cena ed i suoi “dintorni” nelle chiacchiere.
http://peregoeperego.it/
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Altamura al naturale

Cecilia Locapo e Vito Calia propongono una nuova esperienza
Come si sa, nella vita è necessario rischiare se si vuole provare a misurarsi con nuove sfide. La vita è un’esperienza unica da cui è necessario trarre il massimo dell’insegnamento. L’azienda di Cecilia Locapo nasce da una tradizione agricola che si tramanda da generazioni. Lei con Vito (suo marito) hanno iniziato un percorso importante, frutto di sacrifici e di scelte che hanno rivoluzionato la loro vita. Il coraggio e la passione li accompagnano nella quotidianità fatta di amore per la loro storia e voglia di cambiare il loro futuro.
Questa etichetta è lo spartiacque fra l’esperienza della tradizione e la scommessa verso un futuro incerto. Un vino “zero solfiti” dell’Alta Murgia che vuole rompere il muro del suono, come un aereo che, forte delle sue prestazioni, si lancia verso un viaggio incerto. Il grado alcolico è voluminoso, 17%. D’altronde si sa, quando si lascia fare alla natura, l’uomo può solo mettersi lì a valorizzarla. Noi non ci facciamo impressionare dal numero, tuttavia, volentieri, ci facciamo abbracciare dalla morbidezza astuta e dall’impavida leggerezza di questo nettare.
Per gli amanti dei vini tradizionali, oggi definiti naturali – quasi d’essai – questo è un prodotto che esalterà il loro piacere al palato. Consistenza vellutata, naso fruttato che richiama sapori di cotognata e fichi, palato morbido con quel tocco uasi un po’ “piccante” di chi, per natura, non è mai domo.
Si dice che nella vita “chi non risica non rosica”, questo vino è l’esempio di un esperimento che, nel tempo, potrà sicuramente regalare altri ottimi e splendidi risultati. read more

Sicilia, calda primavera per un’ annata meravigliosa

Nero d’avola morbido e giovanile
Il vino di cui parleremo oggi è una speciale produzione delle cantine Marino di Camporeale. Esso è ottenuto dalla vinificazione di uve di Nero d’Avola in purezza con un leggero passaggio nelle barrique di rovere francese. L’equilibrio che infonde il legno durante la beva, lascia sorpresi. La sua austerità ci ha consentito di abbinare questo vino ad un piatto di arrosto con salsa rossa al pomodoro, basilico e maggiorana. Una salsa molto densa per un piatto di carne particolarmente gustoso. La carne è stata ammorbidita da una macerazione con olio e sale e poi passata velocemente in burro bollente. Dopodichè una lunga macerazione nel sugo e poi servita per questo abbinamento succulento.
Il vino si presenta di una colorazione rosso rubino molto intensa e vivace. Un colore giovanile ci accompagna verso dei sentori floreali e speziati molto limpidi, e ben definiti. Il fruttato è sempre molto acceso, un vino di Sicilia, circondato dal mare, sole e vento si aggrappa alle nostre papille piacevolmente. Velatamente erbaceo, senz’altro speziato, con delle note floreali che si riverberano nello spazio e nel tempo per una persistenza di media durata. Il grado alcolico è contenuto.
Il sole non è ancora tramontato, l’aria si fa leggermente più fresca. E’ piacevole trattenersi a tavola dopo cena. Si racconta della vita, dei piaceri e dispiaceri, del tmpo passato e dei progetti futuri. Dei sogni svaniti e di quelli da voler realizzare. Il sole ora è debole, quasi scomparso, ma è forte il ricordo di un momento di spensieratezza condiviso con amici, a tavola, a cena.
www.marinovini.com
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Amore platonico tra virtù, conoscenze e idee

In Salento un archetipo filosofico per un vino della terra.
Che la virtù fosse qulcosa di insegnabile oppure frutto di un quotidiano esercizio, era un dilemma che già Platone affrontò nel suo Menone. E forse frutto di quegli interrogativi, o del semplice stratagemma di raccontare il comportamento sociale dell’uomo, che Plantone architettava monologhi e dialoghi a metafora delle attitutidini umane.
Menone non ebbe risposta. O forse, più correttamente, riuscì a dipanare i suoi dubbi in maniera indiretta; perchè in fondo in ogni riflessione umana, frutto di un dialogo con il prossimo si riesce a guardare diversamente qualche angolo di un fazzoletto piegato. Ancora, la mutevolezza di ogni essere evidente, compreso lo spazio in cui vive, non porta a risposte univoche; così siamo indotti a pensare che ogni singola esperienza rendendo il tutto paradossale, come, d’altronde, il Menone di Platone.
L’azienda di Vito Marulli dedica questa etichetta all’opera di Platone ed al suo protagonista. Il vino è un classico della terra di Salento. Uve di Negramaro per una bottiglia che lascia ampio raggio di discussione sull’importanza delle tipicità locali pugliesi. La Puglia è famosa per i vini rossi. Le condizioni climatiche favoriscono la produzione di ottimi vini da vitigni a bacca nera. Questa è la principale vocazione di questa Regione. I bianchi, le bollicine, forse anche i rosati li lascerei fare a chi ha una vocazione, cultura e territorio adatti a queste vinificazioni.
Menone è evocativo: sia per le domande che pone al nostro Platone, sia per la beva che offre questa etichetta. Sembra paradossale – ma d’altronde si sa Platone è un grande maestro – ma la realtà è che ognuno persegue una direzione e le virtù che matura sono frutto delle esperienze che vive e dell’eduicazione ricevuta, quindi del suo habitat.
Il vino si presenta di un’ottima e vivace colorazione rosso rubino. Il naso conserva una intensità e una complessità profonda accompagnata da essenze fruttate e floreali, oltre che velate e vellutate speziature. Il calore è avvolgente, astringenza e freschezza sono ben bilanciate da una discreta morbidezza. Armonia ed euilibrio, riescono a conferire una splendida consistenza durante il nostro pasto. Menone è soddisfatto e, soprattutto, soddisfacente.
www.vinimarulli.com
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Moscatello: perchè a noi ci piace selvatico

La bollicina avvicina il palato dei giovani e dei meno giovani
Una bolla di Puglia molto desiderosa di farsi bere. Il colore accattivante come quello dei migliori Franciacorta. Il sapore lungo, il pane sfornato, il colore dell’alba, il vento fresco sulla pelle e gli occhi di chi non è ancora andato a letto. Lo sfrenato brusio notturno è accompagnato da un bevanda molto ingegnosa. Un brand ed una distribuzione accattivante. Un prodotto semplice e genuino. Elegante e desiderabile, questi sono gli aggettivi che reputiamo più calzanti per questa etichetta.
La famiglia Di Benedetto, già ospite della nostra rubrica, è riuscita ad entrare nelle famiglie e nei cuori di chi ama bere bene, di chi ha a cuore la qualità di prodotti nostrani, senza pretese, ma eleganti. Il loro Moscatello selvatico è una etichetta munnifica e zelante nelle sue particolari raffinatezze. Si concede pian piano ai palati particolarmente consueti alla beva delicata. Una bollicina soave per l’accompagnamento di aperitivi e primi piatti non particolarmente strutturati.
Un tocco di fragranza, consistente, piacevole, a tratti figace a tratti più lungo. Un naso delicatissimo, un gusto leggero e rotondo, di struttura ma snello. Mentre la serata volge al termine, un sinuoso colpo di vento raffreda le schiene dei commensali. Un brivido ci ricorda che è venuto il momento del dovere; un brivido ci ricorda già della splendida serata passata insieme, un saluto ed un breve pensiero alla giornata trascorsa.
www.larchetipo.it
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Anfà, catarratto caldo e avvolgente

Un vitigno storico per l’eloquenza dei palati
Contrariamente al passato, partiamo dalla fine. Siamo a cena. Un ristorante fronte mare, un pò di vento che rinfresca le nostre anime dopo una giornata particolarmente calda: siamo in Sicilia. Il nostro sommlier ci serve un’etichetta delle cantine Marino, un catarratto di eccezione. La portata è condizionata dal momento particolarmente avvolgente, da un territorio a noi caro, dalla vicinanza con il mare. Un antipasto di crudo di mare ed una tartare di tonno leggermente marinato. Le chiacchiere si intrecciano con i sapori e le sensazioni odorose citriche, agrumate, fresche, vivaci di questo calice.
I terreni di questa porzione di territorio contengono molte pietre. La natura granulometrica del terreno favorisce anche l’arricchimento odoroso del vino. La sua sapidità, la sua freschezza, la sua mineralità. Così i commensali mi raccontano un aneddoto tra il serio ed il faceto riguardante una ragazza del posto. Si narra che questa giovane donna fosse innamorata di un ragazzo che all’epoca partì per la guerra. Un tempo non si aveva la possibilità di scriversi frequentemente. Inoltre le difficoltà di comunicazione durante il periodo bellico resero più cruda l’attesa di questa giovane donna sedotta dal militare ormai partito. Notizie frammentate, unite all’ansia di questo ritorno sempre più lontano, resero questa ragazza molto triste e senza più speranza di incontrare nuovamente il suo amato. Un uomo tornato dalla guerra riconobbe il viso del ragazzo mostrato in foto dalla donna durante una festa di paese. Ella chiese se ricordasse l’ultima volta che l’aveva visto. L’uomo scosse la testa. Lui sapeva che quel ragazzo, motivato da forte passione per la patria, non sarebbe mai più tornata. Lo sgomento prese piede nell’animo della giovane donna, sconsolata e piangente torno a casa. Delusa, il giorno dopo, si mise in cammino verso il mare; prima di arrivare all’apice del promontorio, si chino sul terreno e pianse. Le sue lacrime furono raccolta da una terra amara che le aveva riservato tristezza ed angoscia. Così si gettò dalla rupe e fu inghiottita dai flutti del mare. Le sue lacrime sono ancora lì, rappresentate dalle innumerevoli pietre sparse nel terreno. Piccole gocce bianche nel mare rosso del terreno. Lacrime per ricordare un amore che non tornerà mai più.

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Lilith, spirito della notte: tra mito e leggenda

Tra astrologia, teologia e fantasia: Lilith
Colei che rifiutò di assecondare le regole, colei che respinse il ruolo di amante, di moglie (forse sacrificata), colei che ignara di quello che sarebbe accaduto, nella sua voglia di non assecondare la convenzione, fu tacciata di tradimento, fu offesa, fu cacciata. Considerata un essere ignobile, poco degno, allontanata da tutti e tutto, vagò senza meta nella vana speranza che il suo presente migliorasse.
Lilith, a parte le metafore e le allegorie con cui è stato pensato il nome  di fantasia dell’etichetta dei vini di Maurizio Marconi, è un blend di pecorinoe verdicchio. Un vino giovane, sbarazzino, moderno. Uno spettro visivo lucente, fulgido, vivace, con delle tonalità molto accattivanti. Il vino dei millenials, da aperitivo ma non troppo. Capace di sapersi adattare anche a qualche antipasto più impegnativo. Il messaggio importante che si riceve è che dietro la semplicità di un’etichetta, c’è un lavoro produttivo molto importante, che ha messo a frutto la sua esperienza ed il suo zelo, unito alle giovani e determinate donne di cui si circonda, per proporre un blend interessante.
Il vino ha un colore vivace, profumi che esaltano la voglia di primavera, freschi, a volte pungenti, a volte morbidi. Mandorle fresche, mallo di noce, fiori bianchi, sentori citrici, erbe sfalciate, insomma freschezza. Un buona acidità, un tocco di sapidità, ma soprattutto un alcolicità contenuta che consegna a questo vino il tocco finle di gioventù. E’ un vino da consumare con un buon aperitivo a base di pesce in spiaggia, con gli amici, un falò e una chitarra. Il mare mosso ed il vento che accompagna i dolci boccoli di Lilith verso il suo presente migliore.
www.marconivini.it
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Taglio bordolese, Collerosso

Castello Poggiarello, Siena
Nobili e regnanti si sono avvicendati tra le mura di questo famoso castello in provincia di Siena. L’architetto Peruzzi, a cui è attribuita l’opera di questa nobile residenza, apparteneva alla famiglia Chigi, ed una famosa Cappella fu dedicata a Sant’Agostino, omonimo discendente chigiano. Se non fosse per i colli che adornano il paesaggio senese della campagna di Sovicille, le costruzioni medievali, sembrano ricondurre alle famose ville del Medoc francese.
La bottiglia in degustazione è un classico taglio bordolese prodotto sul galestro toscano, Collerosso. Un vino di particolare lucentezza, da vitigni internazionali, che già in fase di mescita regala un elegante fulgore visivo. Un’intensità, una tonalità ed una vivacità molto interessante, tanto da regalare alla vista uno splendido calice, austero e particolarmente invitante. Il complesso dei sentori olfattivi, floreali, erbacei, fruttati, speziati, si articolano tra un pomodoro verde, odore di bosso, quasi di sottobosco umido. Un leggero e velato tocco di pepe nero, un po’ di coriandolo, prezzemolo.
Abbiamo degustato il vino con una bistecca chianina. L’abbinamento regionale è stato perfetto. Un matrimonio speciale tra due tipicità toscane. L’astringenza del vivido tannino, contrapposto all’untuosità del piatto; una buona acidità contrapposta alla grassezza corpulenta del piatto, hanno favorito emozioni e pensieri della cena.
Collerosso è un’etichetta imponente. Un vino importante, da occasione unica. Un blend francese, trapiantato ottimamente sulle colline senesi. Collerosso rappresenta l’insieme della diversità, dell’adattabilità e della tipicità di uomini e culture nel tempo e nello spazio.
www.castellopoggiarello.it
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