Antioco Casula, il Cannonau e l’ispirazione poetica

Tenute Bonamici ispira la poesia del territorio enologico
Con voce fraterna quasi umile, il poeta sardo parlava alle famiglie della barbagia della quotidianità contadina di un tempo. La semplicità della vita del tempo si rispecchia nelle sue parole quasi a voler evidenziare la dilatazione delle giornate passate all’ombra di un fico a sorseggiare un ottimo vino del posto. Poesie agresti che mettevano in mostra la realtà paesana di un periodo particolarmente triste con il suo corredo apicale nella Prima grande Guerra. Ha narrato della sua vita e di quella dei suoi compaesani con una semplice acutezza che, in gran solitudine armata di profonda tristezza e nostalgia per il tempo trascorso inesorabile, l’ha portato verso una lieta fine.
Montanaru, così si faceva chiamare; così, il nostro vignaiolo, ha deciso di dedicare a questo famoso poeta sardo la sua etichetta. Un vino fulgido ed essenziale quasi come i racconti del Montanaru poeta. Un vino austero e sprezzante, forte della armatura vigorosa di un tannino giovane. Piacevoli sentori fruttati, note speziate lunghe, giovani, si rincorrono come bimbi nell’aia nella spensieratezza della loro fanciullezza. Un tono morbido, quasi impercettebile, si annida per poco tempo al palato. Le vie retronasali sono ricche di sensazioni e profumi baldanzosi. Un ricco piatto di carne di maiale in umido raccoglie tutte le contrapposizioni del nostro degustatore. Un’etichetta emergente e di nicchia; un vino particolare come il territorio di provenienza, ricco di mistero, di naturalità, di passioni.
Montanaru sarebbe orgoglioso di questa dedica. Lui ha raccolto il semplice messaggio della tradizione che si confronta con il tempo che scorre e la modernità che avanza, proprio come il nostro vignaiolo delle tenute Bonamici.
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Un intreccio di sapori e profumi del collio friulano

L’ecosistema, la vite, il vino: Forchir ed il suo traminer
Il particolare connubio fra natura ed agricoltura fu intuito anche nell’antica Roma, quando il popolo latino iniziò a costruire i primi stanziamenti urbani. Qui l’ecosistema si intreccia con le abitudini degli uomini fino alle epoche più tarde della storia di Italia. Il fiume Tagliamento che separa le colline del famoso Collio vitivinicolo, crea degli intrecci fra i canali naturali creati col tempo, fino a tuffarsi nel mare Adriatico.
In questo ambito ecosistema nasce l’azienda Forchir, i cui proprietari hanno una vocazione enologica ben radicata sia per le tradizioni friulane, sia per il progetto che legherà la storia al prossimo futuro enologico di questo territorio.
Casa Bianchini è l’emblema di una crescita familiare e professionale che unisce il territorio alla vocazione agricola principale del collio. Le radici di famiglia affondano su un terreno fertile e creano basi solide per la trasformazione di idee imprenditoriali vincenti.
Il vino in degustazione nasce da un vitigno aromatico, il traminer. L’ampiezza olfattiva è strepitosa, soprattutto se abbinata ad un piatto di crostacei o molluschi anche crudi. Profumi esotici, lunghi, intensi, lasciano ampio spazio ad una aromaticità complessa. In bocca lunghe sensazioni tattili si affacciano su una sapidità particolarmente biricchina. L’equilibrio è incentrato su freschezza e sapidità. Un vino da consumare giovane, con un buon equilibrio finale.
Questo vino unisce il mare alle colline limitrofe della campagna di Camino al Tagliamento. Un connubio sincero, schietto e amalgamato che lascia una splendida traccia all’enoturista di passaggio.
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Un vino che parla anche ai profani

La semplicità è l’arte dell’artigiano serio
Quando si parla di vini, si alimentano i luoghi comuni più disparati. Allora iperboli ed aneddoti si richiamano l’un l’altro nelle discussioni più accese; un po’ come quando due farfalle si rincorrono in aria. Alcune più fantasiose, altre dettate dal sensazionalismo dei mass-media, così il consumatore perde la bussola, ed allora il classico dei luoghi comuni è: ognuno beve ciò che li piace. Per noi non è vero: bisogna cercare il vino buono come quello in degustazione oggi. La sua artigianalità è importante, perchè nasconde l’essenza dell semplicità; perchè la natura è semplice nella sua complessità di organismo vivente.
Noi oggi abbiamo in degustazione ciò che significa semplicità di un artigiano che trasmette passione e coraggio nei suoi prodotti. Un marchio giovanile, in una terra spesso ricordata per le “solite etichette”. La terra astigiana ha dei blasoni importanti ed emergere in mezzo i giganti è difficile per il piccolo produttore.
Questo è il caso di Emilio Vada che produce ottimi vini, particolari nelle espressioni olfattive e gustative, ma soprattutto produce il cosiddetto vino buono, aldifuori dei luoghi comuni.
Un bouquet floreale ampio e sfavillante è il presagio che questo vino asseconderà anche il palato più critico. Rosa e viole appena innaffiate sprigionano sentori lunghi. Un cenno velato di frutta rossa, appena matura, pronta per essere mangiata; frutta rossa di stagione che ammalia il degustatore. Buon equilibrio, acidità e freschezza unita da una buona morbidezza per questo vino giovane. Il tannino delicato si adagia su un riverbero persistente di lampone. Il buon vino del contadino, artigiano della natura, è la corretta espressione che incarna questo prodotto. Un vino piemontese diverso ed alternativo, come la natura ampelografica italiana da tutti invidiata nel mondo.
https://www.emiliovada.com/
Si invitano i lettori a contattarci all’indirizzo e-mail
info@ilpizzicodelgallo.it
per avere la scheda di degustazione del vino appena descritto
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L’eroico Paolo, la storia, il suo vino

Vita di un viticoltore, sarto dei Colli Orientali
Per coltivare su questo fazzoletto di terra bisogna essere dei veri artigiani. Le colline prominenti il mare ed a ridosso delle Alpi sono un terreno ostico per l’agricoltore. L’uomo ha plasmato il profilo delle colline; come un vero sarto è riuscito a rendere efficace questo lembo di terra anche per le coltivazioni.
Il nostro sarto si chiama Paolo Rodaro, oggi ospite della nostra rubrica. Un tempo la vendemmia era una cosa di famiglia. Ci si riuniva, si lavorava insieme fino dalle prime ore dell’alba, si condividevano tutti i momenti della giornata, compreso il pasto di mezzodì. Si tornava a lavorare fino a che la luce non fosse completamente svanita e gli occhi non riuscissero più a riconoscere il grappolo d’uva al crepuscolo. Oggi il vino è moda. A noi questo non ci piace; così continuiamo quelle tradizioni di famiglia che mantengono i valori ancorati a questa amata terra.
Il friulano in degustazione appartiene alla linea “etichetta fiore” che simboleggia questo rapporto uomo- natura fondamentale, oggi minato dall’evolversi del consumismo sfrenato. Questo vitigno autoctono della regione friulana riesce a spadroneggiare nel calice; alla vista un dorato acceso e sbarazzino; vivace e romantico nel suo evolversi floreale al naso. Aromaticità velata, sensazioni di erba fresca, una buona sapidità. Inoltre al gusto, si sprigiona un audace persistenza, ed una sensazionale freschezza con ritorni piacevolmente agrumati.
Contro le logiche di mercato, contro la massificazione del concetto di produzione del vino, e soprattutto contro le mistificazioni, Paolo Rodaro è un uomo intuitivo ed istintivo. Pioniere di nuovi percorsi, è l’emblema di una viticoltura lontana dagli stereotipi, sincera nel piacere, aggregante nello spirito che favorisce l’italianità, l’artigianalità e la naturalezza. read more

Vino emozionale di Calabria

Francesco Parrilla viticoltore DOC
Quest’azienda trasmette entusiasmo. Il lavoro è fatto con passione e sentimento; i valori sono trasmessi dai prodotti vitivinicoli che, come questo amato vino, arrivano a toccare le papille gustative del sommelier più abile. Dentro ogni singolo calice c’è l’amore per la storia, le origini e i sacrifici del vignaiolo e della sua famiglia. Un prodotto di terra jonica, di una zona a noi tanto cara.
Il colore è vivo. Un giallo pieno e fulgido. Apparantemente quasi liquoroso alla vista, in bocca si trasforma. Le sue vesti sono pian piano più chiare dopo il primo sorso. Un’acidità spiccata, una inebriante freschezza di questo greco quasi pietroso, tufaceo, con una ottima persistenza. Il suo equilibrio spiccatamente duro, fa strada ad una lenta sequenza di ricordi. Sembra un dejavù. L’emozione di vivere qualcosa che sembra un ricordo, ma che invece lascia il dubbio della sua esclusività, è accompagnato dagli effluvi sensoriali del calice.
La zona di Cirò, fucina di nuove ed antiche produzioni agricole, regala ai visitatori nuove esperienze. Qui la modernità non è servita per soppiantare le tradizioni. Il percorso è quello di accompagnare le nuove generazioni di produttori, ancorati alle tradizioni del posto, verso nuovi confini che le leggi del mercato dettano inesorabilmente. Il pregio di questa azienda è quello di assecondare il mercato, ma con l’attenzione verso la qualità della vita, della salute, del buon gusto e del buon bere.
www.tenutadelconte.it
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